"L'integrazione europea: io non ci credo più". Gianni Vattimo

L'AntiDiplomatico intervista il grande filosofo italiano

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"L'integrazione europea: io non ci credo più". Gianni Vattimo

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La seconda parte dell'intervista a Gianni Vattimo
Per consultare la prima: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=6184

di Alessandro Bianchi
(con la preziosa collaborazione di Fabrizio Neironi)

Un'idea rispettabile nata da ideali nobili alla fine della seconda guerra mondiale – evitare le guerre in Europa e resistere alla concorrenza delle grandi potenze – deve essere ora contestualizzata. Non si può restare nel passato e dobbiamo comprendere dove queste istituzioni stanno andando e perché stiamo procedendo con questo tipo d'integrazione. Un 'Europa socialista sarebbe auspicabile, ma al momento non è pensabile e quello che oggi si è creato rappresenta tutto ciò che di più lontano si poteva desiderare.
 

- Dopo le scuse del Fondo Monetario Internazionale, anche membri della Commissione e della Bce hanno ammesso degli errori nella gestione della crisi in Grecia. Una beffa se si considera il dramma sociale in corso nel paese. Che degenerazione dei nostri tempi rappresenta la troika?
 

Se penso alla definizione di Gramsci di fascismo, vale a dire un sistema in cui un'organizzazione tecnico-economica è in grado di imporre con la forza il suo modello, mi domando: cosa è cambiato oggi? Solamente lo strumento: non ci picchiano più in testa, non c'è più l'olio di ricino, ma ci obbligano all'austerity. E' una governance mondiale che serve coloro che statisticamente ci guadagnano: la forbice tra i poveri ed i ricchi del mondo aumenta in modo selvaggio e c'è uno spostamento costante del Pil mondiale dal mondo del lavoro a quello finanziario. Non so valutarlo tecnicamente, ma è un risultato di questa "dittatura oligarco-finanziaria".
 

- Nella società della libertà dei movimenti dei capitali e delle merci, della rinegoziazione al ribasso dei diritti sociali acquisiti e di una disuguaglianza sociale crescente, tale per cui ad un numero sempre maggiore di persone non è permesso di condurre una vita dignitosa, che valenza ha assunto il concetto di "imperialismo"?
 

Si tratta di un concetto nevralgico da comprendere. Se ci fosse ancora l'imperialismo tradizionale, almeno si saprebbe cosa colpire. Oggi, al contrario, si sono realizzate molte delle teorie di Foucault degli anni '70 e '80 sulla microfisica del potere. E' tragico, ma non è giusto neanche essere troppo pessimisti, perché così si blocca ogni reazione soprattutto per uno come me che sta il 90% del suo tempo con gli sfruttatori - perché sono qui al Parlamento europeo - ma che con un piede, il cuore e la mente sta sempre con gli sfruttati.
La speranza che ho è quella che aveva Marcuse, vale a dire che il proletariato possa trovare nuovi spazi di ribellione dopo la pacificazione tra socialismo e capitalismo. Ma il problema è che al nostro interno non abbiamo al momento le risorse necessarie per contrastare quelle imposizioni nord americane, che ci hanno obbligato a cambiare i nostri stili di vita e stanno distruggendo il nostro sistema sociale. Con le basi militari in tutt'Italia ed il nostro territorio che è un deposito di bombe atomiche gestito dalla Nato e dal Pentagono, che senso hanno i programmi politici che ci presentano ad ogni elezione? La spinta al cambiamento è però inevitabile e, secondo me, subirà un'ulteriore accelerata dalla pressione esterna degli immigrati. Dobbiamo trovare il modo di cambiare le cose e sopravvivere tutti insieme.
 

- Cosa si aspetta dalle elezioni di maggio del Parlamento europeo?
 

Ci sono diverse forze, tra cui possiamo anche inserire il Movimento cinque stelle in Italia, che mettono in discussione l'attuale stato delle cose a Bruxelles. Se crescono le forze anti-europee si dovrebbe poter avere una trasformazione del sistema e delle istituzioni createsi in Europa. Non ci credo tanto, ma lo spero. Spero che qualche "barbaro", coloro che non si limitano a pensare a piccoli cambiamenti ma si battono per un rinnovamento profondo e non lasciano intimidire dalle campagne mediatiche terroristiche, vinca ed abbia la forza di produrre i cambiamenti necessari. Lo spero.
 

- Professore, infine, ci potrebbe indicare un libro o un autore da leggere in questa fase di profonda confusione generale?
 

In questo momento sto leggendo avidamente il libro di Gallino intitolato "Il colpo di Stato di banche e governi", che elenca i danni sistematici prodotti dalle politiche integrazioniste a favore delle banche e l'attacco perpetrato alla democrazia dei vari paesi membri. Ma anche lui alla fine non è molto ricco di speranza e di ottimismo. Temo che non siano i libri che ci mancano, ma è comprendere perché il proletariato non torni a far sentire la propria voce in modo forte e a ritrovare quegli spazi che auspicava Marcuse. La risposta che mi sono dato è che al tempo di Marx non c'era la televisione. Oggi, al contrario, è come se ci spruzzassero nell'aria una serie di tranquillizzanti. Come è possibile che gli italiani sopportino il degrado in corso, il fatto che i genitori non possano permettersi il dopo scuola per i figli o che siano messi in discussione le tutele dei bisogni minimi esistenziali?
Se dovessero scoppiare nei prossimi mesi dei conflitti sociali duri aumenterà la pressione poliziesca. Del resto, il caso della Tav in Val di Susa è un laboratorio di prova di uno stato sempre più militarizzato, sempre più distaccato dagli interessi della gente e pronto a farsi vedere con tutti i mezzi, anche quelli più duri.

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