L'UE e la sinistra

26 Maggio 2026 09:00 Antonio Di Siena

di Antonio Di Siena

Oggi chiacchieravo al bar con un buon amico greco (nonché stimato economista). Si parlava dei temi fondamentali del movimento politico (di sinistra radicale) in cui è attivo.
Per lui, come per chiunque altro militi in tale campo da queste parti, il presupposto è sempre - ed ovviamente - nazionale. Un presupposto - sia chiaro - inteso come mezzo per attuare politiche progressiste e di emancipazione sociale. Quando gli ho spiegato che in Italia chiunque professi una posizione simile è tacciato di “rossobrunismo” (quando non apertamente di fascismo”) e che il livello del nostro dibattito “a sinistra” parte sempre e prioritariamente dal livello europeo ha strabuzzato gli occhi, sorriso sorpreso e scosso il capo. “L’Ue è lo strumento politico del capitale, ogni discorso che voglia essere serio e radicale non può che partire dal superamento di essa e solo poi, prendere eventualmente in considerazione la costruzione di un’alternativa internazionalista o quantomeno sud europea. Ma il primo passo è nazionale”, ha tagliato corto.
Tutte cose su cui concordo e che vado nel mio piccolo ripetendo anch’io da tre lustri. Il mio contributo alla tediosa e surreale diatriba direi che finisce sinteticamente qua.
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