Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

20 Agosto 2026 16:00 Antonio Di Siena

di Antonio Di Siena

A Madonnella (Bari) bilocali a poco meno di 6mila euro al metro quadro. Accade in un vicolo seminascosto e pressoché sconosciuto ai più, dove si materializza finalmente il sogno di quella città “attrattiva” che la politica, da anni, ci racconta come la meta, l’obiettivo di un successo collettivo passato dal tanto agognato processo di “riqualificazione”.
Una parolina magica, “attrattività”, che nella narrazione distorsiva evoca benessere per tutti ma che nella realtà di una città sempre più orientata a turismo e rendita, invece, viene immediatamente incorporata nel valore al metro quadro. Trasformandosi così in prezzi da record e certamente non alla portata di chiunque, specialmente di chi vive in un quartiere storicamente popolare. Perché l’autenticità del rione, la posizione vicina al centro, il lungomare monumentale, il mare a due passi, i concept store, le nuove vinerie, le cene in bianco, i vari “retake” di spazi e muri dipinti, le orde di turisti ecc - oltre a rendere tutto cosi dannatamente trendy - si trasformano inevitabilmente in una gigantesca leva di trasferimento di valore dalla collettività alla rendita. In qualcosa che la città produce collettivamente e la proprietà immobiliare capitalizza individualmente.
Ragion per cui limitarsi a parlare di caro casa ed emergenza abitativa equivale a contemplare un tizio con la febbre a 40 preoccupandosi esclusivamente di abbassare la temperatura e non anche (e preliminarmente) delle cause che l’hanno scatenata. Perché ciò a cui stiamo assistendo - a Madonnella come altrove (a Bari e nel resto d’Italia) - è il prodotto di una precisa trasformazione della funzione stessa della città: da luogo dell’abitare, del lavoro, dei servizi e delle relazioni sociali a piattaforma estrattiva, un’infrastruttura al servizio del turismo e della rendita, progressivamente sempre più incompatibile con il reddito dei residenti storici.
Un paradosso - quello della “attrattività” - che prima impegna politica e “cittadinanza attiva” nel rendere un quartiere più desiderabile e poi ne celebra la “rinascita” portando come prova del proprio successo il fatto che chi lo abita non se lo può più permettere. Ecco che significa rendere una città “appetibile”: apparecchiarla per anni per poi scoprire di colpo che qualcuno se la sta mangiando mentre tu non puoi manco sederti a tavola. Al massimo porti i piatti, sparecchi, intaschi 10 euro di mancia e te ne torni a casa. A 40km di distanza.
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Due libri, Turisti a casa nostra di Antonio Di Siena e Pietre senza popolo di Angela Fais, fiore all’occhiello del nostro catalogo, offrono prospettive complementari sulle dinamiche della turistificazione e sulle forme di resistenza al modello neoliberale.

Un’occasione per approfondire un fenomeno che investe sempre più direttamente il diritto all’abitare, la vita dei quartieri e il futuro degli spazi urbani.

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