Il dominio USA al capolinea. L'occidente risponde con militarizzazione ed escalation

01 Settembre 2025 22:00 Vincenzo Brandi



di Vincenzo Brandi - Roma, 31 agosto 2025

In una interessante intervista resa due giorni fa (29 agosto) all’accademico norvegese Glenn Diesen, l’ex diplomatico britannico Alistair Crooke, fondatore del Forum Conflitti con sede a Beirut, illustrava come la crescente opposizione al progetto di dominio occidentale guidato dagli USA provocasse da parte occidentale un processo di militarizzazione crescente e di escalation.
L’intervista partiva dall’assedio occidentale alla Russia e dalla crisi ucraina -come riportato anche nel titolo: ”La pazienza della Russia è finita. L’escalation inizia”- per poi allargarsi ai massacri e alle guerre scatenate da Israele con l’appoggio degli USA e di tutto l’Occidente.
In effetti gli Occidentali, riuniti nella NATO sotto la direzione degli USA, hanno portato negli ultimi 30 anni i confini di questa alleanza fin dentro i confini dell’ex Unione Sovietica, nel tentativo di minacciare e indebolire la Russia, con l’obiettivo finale di sottometterla o frantumarla e di impossessarsi delle sue enormi ricchezze naturali. Sono stati organizzati colpi di stato e “rivoluzioni colorate” in Serbia - alleato della Russia, e già attaccata militarmente- in Georgia, in Ucraina, oltre alla guerra per bande scatenata in Siria, altro alleato della Russia.
La Russia ha però reagito con grande consapevolezza del pericolo ed energia a queste pressioni, e questo causa un tentativo di escalation del conflitto, in cui però il compito di rimanere in prima linea viene affidata dagli USA ai masochisti europei, che avrebbero invece tutto l’interesse ad avere buoni rapporti economici e politici con la Russia.
Come ricorda l’amico Paolo D’Arpini in un suo recente articolo(1), il trombone Trump (dopo essersi reso conto delle ragioni esistenziali di fondo della Russia, e che la sconfitta della Russia è impossibile, e che agli USA conviene tirarsi indietro) coglie due piccioni con una fava rivendendo a caro prezzo materiale bellico agli Europei che dovrebbe servire a prolungare la guerra fino all’ultimo Ucraino. Così un piccolo paese come la Danimarca compra missili Patriot e PAC-3, e relative batterie per 8,5 miliardi di dollari. Norvegia, Danimarca e Olanda acquistano 3550 missili ERAM a lungo raggio (500 Km) in grado di colpire la Russia in profondità. Se la guerra va avanti Trump riesce a indebolire i concorrenti europei vendendogli anche le armi.
Nella sua intervista Crook ricordava poi l’escalation portata avanti da Israele, con l’appoggio di USA ed EU, che ha raggiunto limiti di criminalità e barbarie incredibili. Si passa dal genocidio e dalla carestia creata artificialmente, che affama il popolo di Gaza, agli attentati e agli assassinii politici programmati di dirigenti politici e scienziati palestinesi, libanesi, iraniani, yemeniti (la cosiddetta “decapitazione” dell’avversario pienamente approvata dall’Occidente).
Tuttavia le cose non vanno come i suprematisti occidentali e sionisti speravano. La Resistenza palestinese costringe Israele alla più lunga e dispendiosa guerra della sua storia, dagli esiti ancora incerti, e l’immagine dell’entità sionista è irrimediabilmente compromessa . L’Iran reagisce con efficacia all’aggressione israeliana colpendo il cuore di Israele e costringendo gli USA ad intervenire per por fine al conflitto. Gli Yemeniti si battono come leoni senza paura. L’esercito russo prevale in Ucraina e minaccia di far crollare completamente le difese ucraine, anche a corto di uomini per le diserzioni ed il rifiuto degli arruolamenti.
Sul piano più generale, come ci ricordava anche l’amico D’Arpini in un suo altro articolo(2)i paesi che si oppongono all’egemonismo occidentale (non solo Russia e Cina, ma anche un gigante come l’India, e un’altra ventina di paesi tra cui anche la Corea Popolare partecipante a pieno titolo) si vedono in Cina nell’ambito dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai. Vengono studiate e concordate strategie per opporsi alle pressioni occidentali fatte di minacce militari, sanzioni, e dazi arbitrariamente imposti dagli USA.
Insomma, se le minacce di militarizzazione ed escalation si intensificano, esiste un fronte di popoli resistenti, e di stati indipendenti che si oppone e sviluppa strategie di segno opposto.

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