Francesco Erspamer - Che ce ne facciamo di questa finta destra?

10 Giugno 2025 20:00 Francesco Erspamer

di Francesco Ersparmer*

Che ce ne facciamo di una finta destra che nemmeno ha voglia di espellere i migranti illegali e i troppi turisti né a smontare il culto della mobilità e del successo che porta all’estero molti giovani italiani?

Una destra che non fa assolutamente nulla per fermare la svendita dell’economia italiana alle multinazionali straniere e lo smantellamento della classe media, del piccolo commercio, delle imprese locali e nazionali?

Una destra che proprio non riesce punire i grossi evasori, i criminali e i pirati della strada, soprattutto se stranieri?

Purtroppo non ce ne facciamo niente: che sia destra lo si capisce solo dal fatto che attacca la sinistra.

Del resto è l’unica cosa che interessa ai suoi sostenitori ed elettori, quelli che leggono ridicoli quotidiani come «Il Giornale» o «Libero», i cui titoli di stamattina, «Umiliati e contenti», «Sconfitti e contenti: che goduria», mostrano ancora una volta che per loro (giornalisti e lettori che si credono di destra) la politica è semplicemente tifo calcistico o tennistico.

Il problema e che la finta sinistra è peggio: basti notare che ai referendum ha sacrificato una probabile vittoria dei quesiti sul lavoro (un paio molto opportuni, altri due meno) pur di inserire quello sulla cittadinanza, confermando che le sue priorità sono tutte «woke»: la globalizzazione obbligatoria, la conseguente meticizzazione della società (auspicio di Eugenio Scalfari, uno dei padri del piddismo) e infine il diritto individualista di essere, sentirsi e fare quello che si vuole, senza alcuna responsabilità pubblica e vincolo sociale.

Per questo non sono andato a votare: inutile provare a far regredire l’ormai diffusa americanizzazione del mercato e del lavoro finché c’è chi a tempo pieno promuove l’americanizzazione della nostra cultura, della nostra lingua, della nostra identità.

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