Una intera “armata” NATO di 30 uomini a difesa della Groenlandia contro gli USA
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Non c'è niente da ridere. Lo hanno fatto davvero. Qualcuno ne dubitava; ma loro sono andati avanti, petto in fuori e sguardo marziale fisso in avanti. A sprezzo del ridicolo, in cinque o sei paesi NATO sono riusciti a mettere insieme ben trenta soldati: dicansi trenta; una forza militare “con cui fare i conti!” e l'hanno spedita in Groenlandia, per una gita di un paio di giorni, tre al massimo. Un “intero plotone” (!) che, proprio come ironizzava nei giorni scorsi Aleksandr Rostovtsev, è impegnato in una marcia trionfale in alta uniforme, sul ghiaccio e l'aurora boreale sullo sfondo: un figurone al telegiornale e indici di gradimento alle stelle per Macron e Merz.
L'esiguità del numero di ufficiali e la toccata e fuga sul ghiaccio della Groenlandia viene giustificata col pretesto che l'operazione “Overlord” del XXI secolo, effettuata non con migliaia di bastimenti e mezzi da sbarco, ma col volo di un un singolo aereo da trasporto, serve non tanto a insediare forze NATO nella “Normandia” artica, quanto a studiare il terreno per le prossime esercitazioni militari “Arctic Fortitude” da svolgere sull'isola e mostrare così il “muso duro” europeista alle pretese trumpiane. Unico paese, al momento, a prendere la cosa un po' più sul serio, i Paesi Bassi, che parlano della necessità di schierare la marina, caccia F-35 e forze di terra. Ma, a oggi, sono solo parole.
Questo “pugno di ferro” europeista dovrebbe rappresentare la risposta ai risultati dei colloqui alla Casa Bianca tra i ministri degli esteri danese Lars Lokke Rasmussen e groenlandese Viviane Motzfeldt col vicepresidente USA Vance e il segretario di stato Rubio e da cui è risultato che Donald Trump non ha alcuna intenzione di abbandonare l'idea di "acquisire" l'isola.
Operativamente, pare che verrà creato un gruppo USA-Danimarca per «affrontare le preoccupazioni degli Stati Uniti in merito alle questioni di sicurezza della Groenlandia», che sarebbe messa in pericolo, ca va sans dire, da Russia e Cina.
Il Ministero della difesa danese ha dichiarato che l'esercito è tenuto a difendere il territorio del regno, compresa la Groenlandia, in caso di attacco armato, indipendentemente da chi lo compia, foss'anche un alleato della NATO. Il problema, nota Maksim Plotnikov su Komsomol'skaja Pravda, è che fino a poco tempo fa, sull'isola erano di stanza non più di 150 soldati danesi, dal momento che l'intero concetto di difesa era concepito come supporto di forze NATO. Ma Trump è netto: «Ehi, voi della NATO, dite alla Danimarca di sgombrare subito dalla Groenlandia! Due slitte coi cani non bastano! Solo gli Stati Uniti sono in grado di gestire la cosa!».
In breve, i leader europei, scrive Vladimir Kornilov su RT, stanno rilasciando baldanzose dichiarazioni sull'invio di ufficiali sull'isola, anche se non è del tutto chiaro da chi e come questo “potente contingente” intenda difendersi. Vien detto che “gli alleati” dovranno difendere la Groenlandia "dai russi e dai cinesi", nonostante che, d'altro lato, venga proclamato che le affermazioni di Trump sulle "navi russe e cinesi" che si aggirano intorno all'isola sono infondate. Di contro, politici ed esperti danesi strombazzano che le truppe europee difenderanno l'isola dagli americani e, scrive Politiken, «Se gli Stati Uniti decidessero di impadronirsi della Groenlandia con la forza, dovrebbero catturare truppe europee». Ben trenta (30) uomini!
Il segretario NATO Mark Rutte, dinanzi al parlamento europeo, alla domanda su cosa farebbe l'Alleanza se gli Stati Uniti invadessero la Groenlandia, ha bofonchiato qualcosa del tipo che «il mio ruolo è garantire che l'alleanza nel suo complesso faccia tutto il necessario per garantire la sicurezza dell'intera alleanza». Ci fai o ci sei, volevano chiedergli dagli spalti. In questo senso, dice Kornilov, fa ridere leggere sulla stampa danese che l'Europa invia "truppe NATO" in Groenlandia, nonostante la NATO, di fatto, non abbia nulla a che fare con questa operazione.
Ben più diretto e concreto Donald Trump, che ha annunciato l'intenzione di schierare in Groenlandia il sistema missilistico “Golden Dome” e ripete ossessivamente di aver bisogno dell'isola per tenere lontani sottomarini e cacciatorpediniere russi e cinesi. In realtà, osserva abbastanza elementarmente Aleksandr Kots, il vero obiettivo di Trump è ottenere un ampio accesso alle risorse artiche.
Oggi è la Russia a contare sulla fetta più grande della “torta artica” - 47% del petrolio e 70% del gas - rivendicando la cosiddetta dorsale di Gakkel, un'ampia porzione della piattaforma artica sottomarina, che si estende per oltre un milione di chilometri quadrati ed è un'estensione della placca continentale su cui si erge la Russia. Di contro, la Danimarca, tramite la Groenlandia, interpreta la dorsale di Gakkel come un'estensione della dorsale medio-artica, riducendo così di molto l'area rivendicata dalla Russia. Ma la Danimarca, dice Kots, dispone di ben poco a sostegno delle sue rivendicazioni: la Russia detiene l'argomento chiave nella disputa sulle risorse artiche, che consiste nella flotta rompighiaccio più potente al mondo e una rete di basi militari polari.
Le discussioni sull'appartenenza della piattaforma artica durano da oltre 20 anni. Ora Trump ha deciso di risolvere la controversia e l'acquisizione della Groenlandia consentirebbe agli USA di chiudere il cerchio artico, dall'Alaska al Nord Atlantico, con un accesso diretto al nodo delle risorse artiche. In questo senso, a Trump torna conto difendere l'interpretazione danese della dorsale di Gakkel, oltre ad acquisire la capacità di esercitare pressione sulla rotta del Mare del Nord e limitare l'accesso all'Artico ai sottomarini nucleari russi. Questo in teoria. In pratica, gli Stati Uniti dispongono appena di due rompighiaccio diesel operativi, mentre la Russia ha decine di navi da ghiaccio, nove delle quali a propulsione nucleare.
Ma non c'è solo Donald Trump. La NATO accresce l'attività militare alle latitudini settentrionali, coinvolgendo anche le forze armate di paesi molto lontani dall'Artico, come Francia, Germania, Gran Bretagna e alimentando le tensioni nella regione. La Danimarca, in qualità di presidente del Consiglio Artico, non si impegna a promuovere un cambiamento positivo, dichiara alle Izvestija Vladimir Barbin, ambasciatore russo a Copenaghen. Nel frattempo, aumenta la pressione USA sulla Danimarca: gli analisti prevedono che Washington otterrà diritti esclusivi sulle risorse della Groenlandia e sulla costruzione di nuove basi americane sull'isola. La NATO, dice Barbin, non è impegnata nel dialogo, ma nello scontro militare e nella rivalità con la Russia, anche nell'Artico.
Lo scorso anno, l'attività della NATO nella regione ha raggiunto forse il livello più alto: in Finlandia si è tenuta l'esercitazione “Arctic Forge”, con forze speciali di USA, Canada e Finlandia. In Alaska, si sono svolte le “Arctic Edge”, mentre USA e Gran Bretagna hanno organizzato esercitazioni sottomarine speciali. La nuova strategia norvegese per l'Estremo Nord prevede la creazione di un teatro operativo militare nell'Artico. Parigi insiste per la creazione di un'infrastruttura logistica mobile e l'utilizzo dei porti civili nordici per supportare operazioni ed esercitazioni.
Negli ultimi anni, l'Artico è tornato ad essere una regione chiave per la pianificazione militare, come durante la Guerra Fredda e questo vale non solo per gli stati artici, ma anche per altri stati non artici, con processi più attivi nella subregione euro-artica. I principali attori artici della NATO tra gli stati regionali sono USA, Canada, Norvegia, Danimarca e Finlandia, dice il ricercatore Nikita Lipunov; tra gli stati non regionali, è la Gran Bretagna a perseguire maggiore attività verso l'Estremo Nord. Il Consiglio Artico, che celebrerà il 30° anniversario nel 2026, potrebbe impedire la militarizzazione della regione, dice ancora l'ambasciatore Barbin; la Danimarca, che ne ha assunto la presidenza lo scorso anno, non si impegna però per cambiamenti positivi nella cooperazione internazionale sotto l'egida del Consiglio Artico: «la deludente situazione del Consiglio Artico è una scelta dei nostri vicini regionali, che si rifiutano di collaborare per le comuni sfide regionali comuni su ecologia, cambiamenti climatici, conservazione della biodiversità, sviluppo sostenibile del potenziale economico e dei trasporti».
È vero che esistono disaccordi tra paesi NATO: Washington e Ottawa continuano la disputa territoriale sulla delimitazione del confine marittimo nel Mare di Beaufort, dove si ritiene possano esserci grandi giacimenti di petrolio. Tuttavia, questo vecchio conflitto ha lasciato il posto a uno nuovo: le rivendicazioni americane sulla Groenlandia. Washington considera la Groenlandia un elemento chiave perla sicurezza nazionale e una sorta di avamposto artico nel contesto della crescente rivalità tra grandi potenze come Cina e Russia, dice l'osservatore Tigran Melojan. La costante pressione potrebbe alla fine costringere la Danimarca a fare concessioni, ad esempio concedendo l'accesso esclusivo ai giacimenti di terre rare, alle riserve di petrolio e gas, o estendendo i diritti USA per ulteriori basi militari sull'isola, oltre quella esistente di Pituffik, tra cui strutture missilistiche e di tracciamento sottomarino nel bacino del cosiddetto “GIUK gap”.
La Groenlandia, dice ancora Vladimir Barbin, aspira all'indipendenza e dichiara di non voler rimanere parte del Regno di Danimarca, né diventare parte degli Stati Uniti, ma è interessata a relazioni il più strette possibile con gli USA, in particolare agli investimenti americani. In base alla Strategia di Sicurezza Nazionale USA, che ripristina sostanzialmente la “Dottrina Monroe”, la Groenlandia è considerata parte della sfera di influenza americana. Pertanto, «sarà difficile evitare conflitti tra le ambizioni USA, il desiderio di indipendenza della Groenlandia e la sovranità della Danimarca su quest'isola artica» conclude l'ambasciatore.
In definitiva, afferma l'osservatore Artëm Kosovic, le parole di Trump sull'acquisizione della Groenlandia non devono essere liquidate come chiacchiere vuote: Donald aveva minacciato il Venezuela e poi ha effettivamente attaccato Caracas. Tra l'altro, la Danimarca ha sostenuto quella operazione, come pure, quasi 18 anni fa, Copenaghen era stata una delle prime a riconoscere l'indipendenza del cosiddetto Kosovo; le autorità danesi hanno quindi perso da tempo ogni diritto morale a lamentarsi se la Groenlandia venisse loro sottratta.
https://www.kp.ru/daily/27749/5196689/
https://news-front.su/2026/01/15/teatr-absurda-vokrug-grenlandskogo-voprosa/
https://news-front.su/2026/01/15/tramp-hochet-prisvoit-russkuyu-arktiku/
https://news-front.su/2026/01/14/evropa-ne-mozhet-sbezhat-ot-posledstvij-svoego-soyuza-s-amerikoj/


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