Uffizi, dietrofront di Ales: ritirate le sanzioni ai lavoratori, ma è scontro sul diritto di sciopero
di Francesca Doveri e Federico Giusti - Sindacato cub
Uffizi: Ales ritira le 28 contestazioni contro i lavoratori, ma resta l'atto antisindacale
Ales ha ritirato le 28 contestazioni disciplinari inviate ai lavoratori e alle lavoratrici degli Uffizi che avevano aderito al regolarissimo sciopero generale della cultura dello scorso 12 giugno, proclamato da CUB e altre sigle sindacali di base specificamente per il personale delle società in house.
Come sindacato ci siamo attivati immediatamente con l'azienda, poiché eravamo di fronte a una palese condotta antisindacale.
I fatti:
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Falsa precettazione: I dipendenti avevano ricevuto una comunicazione assurda in cui si parlava di "precettazione". Ricordiamo che la precettazione è un atto formale che spetta al Prefetto, non certo a un'azienda privata o in house.
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Tempistiche violate: Anche se l'azienda avesse voluto fare riferimento al contingente minimo, la comunicazione è arrivata con soli 2 giorni di preavviso, violando la normativa vigente che ne prevede almeno 5.
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Protocollo inesistente: Nel protocollo ufficiale degli Uffizi in caso di sciopero non è previsto il contingentamento del personale Ales. Al contrario, il documento riconosce nero su bianco la possibilità che tali lavoratori siano assenti.
Accogliamo con favore il ritiro delle contestazioni, ma questo non cancella la gravità dell'accaduto. Ales, società in house del Ministero della Cultura, ha compiuto un'azione antisindacale grave. Non possiamo credere né accettare la tesi dell'errore: è inverosimile che Ales non conosca le normative che regolano il diritto di sciopero dei propri dipendenti.
Vigileremo con estrema attenzione sull'evolversi della situazione. Il rischio concreto è che ora si tenti di redigere un nuovo protocollo per limitare il diritto di sciopero del personale Ales agli Uffizi, equiparandolo di fatto ai dipendenti statali. Questi ultimi sono già penalizzati dalla legge 146/90 (da quando i beni culturali sono stati classificati come servizi pubblici essenziali nel 2015, per volere dell'allora ministro Dario Franceschini).
Tuttavia, i dipendenti Ales non godono né dello stesso trattamento economico dei ministeriali, né della stessa stabilità contrattuale. Basti ricordare il caso della Pinacoteca di Bologna, dove il personale Ales è stato posto davanti a un bivio drammatico: il trasferimento a Firenze o le dimissioni, dopo che la Direzione Generale Musei ha tagliato dal 2024 i fondi destinati a coprire i loro costi.
Se a questi lavoratori viene sottratto o limitato anche il diritto di sciopero, a fronte di condizioni contrattuali già svantaggiose, come potranno lottare per difendere il proprio futuro?


