Trump minaccia di invocare la Legge sull'Insurrezione per fermare le proteste contro l'ICE in Minnesota

La tensione esplode dopo che un agente federale ha ferito un manifestante. L’avvertimento arriva mentre le retate dell’ICE continuano a seminare paura nella città già segnata da un omicidio

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un duro avvertimento dichiarando di poter invocare la Legge sull’Insurrezione e dispiegare ulteriori truppe federali in Minnesota. La minaccia è diretta contro le autorità statali a guida democratica, accusate di non riuscire a porre fine alle proteste contro gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Per settimane, le operazioni di controllo migratorio dell’ICE hanno seminato terrore nei quartieri con retate e arresti, scatenando un’ondata di manifestazioni.

Attraverso la sua piattaforma Truth Social, Trump ha scritto in tono minaccioso che “se i politici corrotti del Minnesota non fanno rispettare la legge e non fermano gli agitatori professionisti che attaccano i patrioti dell’ICE, che stanno solo facendo il loro dovere, ricorrerò alla Legge sull’Insurrezione, qualcosa che diversi presidenti hanno fatto prima di me”. L’avvertimento giunge il giorno dopo che un agente federale ha sparato e ferito un uomo durante una manifestazione a Minneapolis, protesta scatenata dalle retate migratorie volute dall’Amministrazione Trump. L’incidente ha riacceso la paura e l’indignazione nella città, già scossa dall’uccisione di Renee Good, 37 anni, per mano di un agente dell’ICE.

Trump ha ripetutamente minacciato di invocare la Legge sull’Insurrezione per mobilitare l’esercito o la Guardia Nazionale, nonostante l’opposizione di diversi governatori. Storicamente, questa norma è stata utilizzata più di due dozzine di volte; l’ultima risale al 1992, quando il presidente George H. W. Bush, su richiesta delle autorità locali, intervenne per sedare i disordini a Los Angeles dopo il caso di brutalità poliziesca ai danni dell’automobilista afroamericano Rodney King.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha affermato che dall’inizio di dicembre sono stati registrati oltre 2.000 arresti in Minnesota e ha promesso di continuare le operazioni. Già questo mercoledì, agenti federali hanno disperso manifestanti a Minneapolis usando gas lacrimogeno, vicino al luogo dell’ultima sparatoria. Il capo della polizia, Brian O’Hara, ha definito la concentrazione “un’assemblea illegale” e ha chiesto ai presenti di disperdersi.

Le proteste a Minneapolis sono diventate frequenti dall’omicidio di Good lo scorso 7 gennaio. Gli agenti sono intervenuti in strade e abitazioni, scontrandosi con cittadini che chiedono il ritiro delle forze federali. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha affermato che la città affronta “una situazione impossibile”. Ha inoltre denunciato che la forza federale, cinque volte superiore alla polizia locale che conta 600 agenti, ha “invaso” la città, generando paura e rabbia tra la popolazione. La tensione rimane altissima, mentre la minaccia di un’escalation militare-federale pende sulla comunità.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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