Trump annuncia dazi del 25% su "qualsiasi paese che faccia affari" con l'Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito lunedì tramite il suo account Truth Social che "qualsiasi paese che faccia affari con la Repubblica Islamica dell'Iran pagherà dazi del 25% su tutti gli affari" con gli Stati Uniti. L'ordinanza è definitiva ed efficace immediatamente, secondo Trump, mentre le proteste scuotono la nazione persiana.
Secondo la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, il presidente non esclude di ordinare attacchi aerei contro l'Iran, affermando che si tratta di "una delle tante opzioni sul tavolo per il comandante in capo". Trump aveva minacciato di intervenire se i manifestanti fossero stati uccisi.
Nel frattempo, secondo il Wall Street Journal, diversi alti funzionari dell'amministrazione statunitense, guidati dal vicepresidente J.D. Vance, stanno spingendo affinché venga perseguito prima un approccio diplomatico.
Teheran ha accusato gli Stati Uniti e Israele di aver orchestrato i recenti disordini in diverse città iraniane, un'affermazione corroborata da numerosi documenti, secondo il Ministero degli Esteri. Nel frattempo, molti iraniani sono scesi in piazza a sostegno dell'attuale governo e contro quelli che percepivano come crimini sostenuti dall'estero.
I programmi nucleari o missilistici dell'Iran non vengono menzionati nel contesto delle ultime tensioni. I media indicano Reza Pahlavi, il figlio maggiore dell'ultimo Scià dell'Iran, residente in Occidente da decenni, come uno dei principali sostenitori dell'ultima ondata di proteste di piazza in Iran.
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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA
L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.


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