Tra influenza australiana e nuove varianti Sars-Cov-2, il professor Tarro analizza il nuovo scenario
"Il vero pericolo non è il virus, ma un sistema sanitario che non regge"
di Francesco Santoianni
Con i primi freddi autunnali, sta dilagando, anche in Italia, il Covid: negli ultimi 30 giorni già registrati 14.900 nuovi casi e 70 morti; e il “picco” dell’epidemia deve ancora arrivare; una situazione che, negli anni passati, avrebbe determinato proclami di allarme e lockdown. Invece oggi, al di là di qualche trafiletto sui giornali, nessuno ne parla. Perché? Per il fallimento di recenti campagne allarmistiche quali il “vaiolo delle scimmie”, l”Aviaria mutata”, la “malattia X”… ?
Sulla ripresa di una ennesima “emergenza Covid” e su come potrebbe evolversi la situazione sanitaria, abbiamo intervistato il prof. Giulio Tarro, autore, oltre che di innumerevoli pubblicazioni scientifiche, del libro: “Emergenza Covid: dal lockdown alla vaccinazione di massa. Cosa, invece, si sarebbe potuto – e si può ancora – fare”
<<L’epidemia influenzale che si sta sviluppando quest’anno, già battezzata “influenza australiana”, si direbbe ricalchi le innumerevoli epidemie influenzali che si verificano ogni anno nell’emisfero australe. Responsabili di questa epidemia influenzale il freddo che, impedendo il perfetto funzionamento delle mucose, riduce la prima soglia del sistema immunitario e un variegato cocktail di virus>>.
Tra i quali anche il famigerato “Stratus: l’ultima variante del Sars-Cov-2”?
<< Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, a provocare questa epidemia sarebbe il virus influenzale di tipo A sottotipo H3N2 (A-H3N2) e, probabilmente, gli infetti e i morti “per Covid” sono infetti che risultavano positivi al famoso tampone. Per quanto riguarda lo “Stratus”, a volere considerare solo quelle citate dall’OMS, le varianti del genoma di questo coronavirus sono migliaia e sono, quasi tutte, caratterizzate da una elevata contagiosità; questo fa sì che il Sars-Cov-2 è destinato a restare endemico per i prossini decenni o secoli. Del resto, già nel 2019, il Sars-Cov-2 infettava milioni di Italiani determinando, tra l’altro, nel dicembre di quell’anno, una grave epidemia di “polmonite” che, se non si trasformò nella catastrofe iniziata nel marzo 2020, fu solo perché nel 2019 i malati venivano curati a casa, non mandati a morire in ospedali diventati lazzaretti>>.
E per quanto riguarda il vaccino anti-Covid? Leggiamo che continuano a tenersi campagne vaccinali rivolte anche a bambini tra i 6 mesi e i 6 anni.
<<Purtroppo l’emergenza Covid, lungi dall’aver sedimentato una cultura della prevenzione, ha prodotto legioni di ipocondriaci disposti a subire, e far subire ai loro cari, ogni pazzia spacciata per “misura profilattica”. E tutto questo mentre si aggrava la situazione della medicina territoriale con medici di base oramai introvabili. E così, anche una “banale” epidemia influenzale come quella che si sta registrando, rischia di diventare una catastrofe da affrontare con qualche intruglio presentato come “vaccino”>>.

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