Stretto di Hormuz, la diplomazia ombra dei paesi del Golfo dietro il "dietrofront" di Trump
Alcuni Stati arabi del Golfo hanno fatto sapere con discrezione a Washington e alle capitali europee di non essere contrari, in linea di principio, al pagamento di una tassa di transito nello Stretto di Hormuz. La loro linea rossa, tuttavia, è invalicabile: nessun controllo o potere di veto da parte dell’Iran sulla strategica via d’acqua. Secondo quanto rivelato a Middle East Eye da diverse fonti ufficiali statunitensi e regionali, si tratta di una sfumatura sottile ma decisiva, soprattutto oggi che le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono tornate a infiammarsi.
"Per molti paesi del Golfo la questione finanziaria del pedaggio è del tutto irrilevante", spiega a MEE un funzionario americano. "Ciò che cercano è la stabilità. Quello che non possono tollerare è che Teheran decida arbitrariamente chi può entrare e chi deve uscire dallo stretto".
Questi segnali sotterranei spiegano anche le recenti oscillazioni di Donald Trump. Dopo aver inizialmente proposto una tassa del 20% a carico dei partner del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Kuwait) come rimborso per il ruolo di "guardiani" svolto dagli Stati Uniti, il presidente americano ha dovuto fare i conti con la linea del suo Segretario di Stato, Marco Rubio, fermo nel ribadire che nessun paese ha il diritto di imporre dazi nelle acque internazionali.
Nel giro di ventiquattro ore, Trump ha corretto il tiro su Truth Social, annunciando che, d'accordo con i leader mediorientali, la controversa tariffa sarà sostituita da "investimenti commerciali record" che gli Stati del Golfo effettueranno sul suolo americano. Una formula che, sebbene edulcorata, non cambia la sostanza: la Casa Bianca continua a esigere un dividendo economico per la sicurezza di Hormuz, pur senza estendere la richiesta ad altri grandi beneficiari della rotta, come i paesi asiatici importatori di energia o i colossi della flotta mercantile greca.
Nel frattempo, sul piano regionale, lo scontro si gioca sul filo del diritto internazionale. I tentativi dell'Iran di imporre unilateralmente tariffe di servizio sono finora falliti a causa dell'ostruzionismo dell'Oman. Nonostante le forti pressioni di Teheran — culminate in attacchi mirati contro navi commerciali saudite, qatariote ed emiratine nelle acque omanite —, Mascate ha continuato a garantire il transito libero nella propria porzione di acque territoriali.
Poiché lo stretto misura appena 21 miglia nautiche nel suo punto più stretto, Oman e Iran ne controllano l'intero accesso. Secondo gli esperti legali consultati da MEE, una cooperazione tra i due Paesi rivieraschi avrebbe potuto offrire un appiglio giuridico per imporre tariffe di pilotaggio o di servizio. Ma la ferma scelta di neutralità dell'Oman priva oggi l'Iran di qualsiasi base legale per blindare la via d'acqua più strategica del pianeta.


