RADIO GAZA: "Non ci sono più case in piedi" - TESTIMONIANZE E VIDEO ESCLUSIVI

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RADIO GAZA: "Non ci sono più case in piedi" - TESTIMONIANZE E VIDEO ESCLUSIVI


"Riguardo alla ricostruzione delle case distrutte, a Gaza sono veramente tante, e nessuno vuole prendersi questa responsabilità. Non credo che qualcuno possa prendersi questa responsabilità, solo se ci sarà il sostegno dei paesi europei, con le donazioni inviate alla Striscia di Gaza ci sarà la ricostruzione.

Molto probabilmente l'Egitto, il Qatar, o gli Stati Uniti, s'incaricheranno della ricostruzione di Gaza.

Che la pace sia su di te fratello Rabi, queste sono le case distrutte nel Nord.

Non ci sono più case in piedi. Come puoi vedere nelle registrazioni video".


E’ disponibile la nuova puntata di Radio Gaza, pubblicata sul canale YouTube dell’AntiDiplomatico.

Radio Gaza è un programma a cura di Michelangelo Severgnini e Rabi Bouallegue.

La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 141° giorno. Ha fin qui raccolto 113.401 euro da 1.468 donazioni, di cui 112.842 già inviati a Gaza.

Per donazioni: https://paypal.me/apocalissegaza

C/C Kairos aps IBAN: IT15H0538723300000003654391 - Causale: Apocalisse Gaza

FB: RadioGazaAD


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Di seguito I testi dell’undicesima puntata.

Radio Gaza - cronache dalla Resistenza

Puntata numero 11 del 7 novembre 2025

 

Il primo punto del piano di pace Trump, sottoscritto dalle parti in conflitto, recita: “Gaza sarà una zona liberata dal terrorismo e dalla radicalizzazione, che non costituirà una minaccia per i paesi vicini”. Questo punto non ci è mai piaciuto, perché trasuda di colonialismo. In sostanza sancisce che all’oppresso non sia consentito ribellarsi all’oppressione.

Il secondo punto tuttavia recita: “Gaza sarà ricostruita a beneficio della popolazione di Gaza, che ha già sofferto abbastanza”.

Qui gli elementi sono due: Gaza ricostruita per i Gazawi, primo punto. La quale ha già sofferto abbastanza, punto secondo.

In questo momento ci sono 15 tecnocrati palestinesi approvati da Hamas che stanno verificando le condizioni per il dispiegarsi della fase 2.

La fase 1 era quella della reciproca restituzione di prigionieri palestinesi, ostaggi israeliani e corpi di questi. Era la fase del cessate il fuoco, non proprio rispettato alla lettera. Era la fase del primo ritiro dell’IDF dalla Striscia e soprattutto era la fase dell’ingresso degli aiuti, obiettivo questo non raggiunto.

Nella fase 2 invece si avrebbe un ulteriore ritiro dell’IDF dalla Striscia, ma soprattutto l’ingresso di forze di altri Paesi, tra cui forse gli Stati Uniti, sicuramente uno a scelta tra Qatar, Turchia, Egitto e Pakistan. A quel punto comincerebbe la ricostruzione.

Gaza va ricostruita, il più in fretta possibile. “A beneficio della popolazione di Gaza”, recita il piano di Trump. Chi dovrà mettere i soldi e di che nazionalità saranno le ditte appaltatrici è discorso non di poco conto, ma in ogni caso tutto ciò che sarà ricostruito sarà a beneficio della popolazione di Gaza.

Immaginiamo che chi metterà i soldi, verosimilmente sarà anche chi manderà le forze di interposizione.

C’è già una lunga fila di Paesi auto-candidati, in larga parte Paesi musulmani.

Dal punto 3 in poi il piano Trump si fa nebuloso. I dettagli, quelli decisivi, saranno decisi in corso d’opera. Disarmo, distruzione dei tunnel, questo può arrivare dopo, nel caso. Semmai. Ma dopo. Dopo che qualcuno abbia già messo gli stivali sul campo, a protezione della popolazione civile.

Insomma, occorre rimanere vigili.

Anzi, occorre non distogliere lo sguardo. Perché mentre il conflitto si è spostato negli uffici dei negoziatori, sul campo a Gaza nulla è migliorato. Tutto, al momento, è rimasto come prima. 

 

<<Fratello, la forza militare che controlla la striscia è nelle mani di Hamas dal 2007, quando nacque la divisione tra Hamas e Fatah. Da allora Gaza è amministrata da un governo gestito da Hamas, mentre la Cisgiordania è gestita dall'autorità palestinese sotto la guida di Fatah. Una divisione politica ad oggi ancora presente e irrisolta. Nonostante diversi tentativi, non esiste un governo di unità nazionale che possa concretamente unire la Cisgiordania e Gaza. Chi governerà Gaza? Questa è una domanda ancora aperta, il futuro di Gaza è legato a diversi fattori: gli accordi tra le fazioni palestinesi e il risultato di elezioni che potrebbero determinare il futuro - se si terranno - della situazione regionale, internazionale e la pressione dell’Occupazione.

Ad oggi Hamas continua ad  amministrare gli affari interni di Gaza nonostante il duro blocco e le difficili condizioni umanitarie e non ci sono chiari indizi circa un trasferimento dei poteri salvo che non ci sia un interesse comune o un cambiamento politico>>.

 

La campagna “Apocalisse Gaza” arriva oggi al suo 141° giorno. Ha fin qui raccolto 113.401 euro da 1.468 donazioni, di cui 112.842 già inviati a Gaza.

 

In questa puntata vogliamo ringraziare l’Associazione Solaris di Vicenza, che ha raccolto e inviato una donazione collettiva attraverso l'iniziativa "Parole che Uniscono”, Maratona di Comunicazione Nonviolenta per Gaza.

 

Nell’attesa che le macerie di Gaza si trasformino in qualcosa d’altro, dobbiamo essere noi a considerare i Gazawi non come destinatari di aiuti, ma come la punta di diamante di un sogno che con le loro mani tornerà presto a risplendere.

 

<<Che la pace sia su di te fratello Rabi e fratello Michelangelo.

Riguardo alla ricostruzione delle case distrutte, a Gaza sono veramente tante, e nessuno vuole prendersi questa responsabilità. Non credo che qualcuno possa prendersi questa responsabilità, solo se ci sarà il sostegno dei paesi europei, con le donazioni inviate alla Striscia di Gaza ci sarà la ricostruzione.

Molto probabilmente l'Egitto, il Qatar, o gli Stati Uniti, s'incaricheranno della ricostruzione di Gaza.

Che la pace sia su di te fratello Rabi, queste sono le case distrutte nel Nord.

Non ci sono più case in piedi. Come puoi vedere nelle registrazioni video>>.

 

La descrizione della quotidianità a Gaza in queste settimane coincide con quella fatta alcuni mesi fa. C’è una differenza: i bombardamenti di Israele non sono più quotidiani, anzi si sarebbero dovuti interrompere del tutto già da un pezzo. Ora sono “scaramucce”, o per meglio dire, “rappresaglie”. 

Eppure che non ci siano bombardamenti a tappeto come prima, dovrebbe essere un motivo per accrescere i nostri sforzi oggi. Perché i fiori rimasti nel prato e non falciati dalla mietitura, non debbano patire oggi per la nostra incuria, perché ogni sforzo oggi è un segno destinato a restare.

 

<<Che la pace sia su di te caro fratello. 

Gaza stiamo vivendo una situazione umanitaria tragica, indescrivibile. La distruzione è ovunque. Case rase al suolo, strade piene di macerie. I fumi della guerra hanno cancellato l'innocenza dai volti dei nostri bambini e adesso nelle tende mancano elementi essenziali per la vita. Niente acqua pulita, niente elettricità. E con l'avvicinarsi dell'inverno il freddo comincia ad essere duro, ai limiti della sopportazione. 

Intere famiglie vivono nelle tende, allo sbando, senza sicurezza, senza riscaldamento e non sappiamo cosa altro ci aspetti: la fame, la paura o la tristezza. Ma nonostante tutto ciò, cerchiamo di resistere, di mantenere viva la speranza di bussare alla porta di chi è con noi con il cuore. Noi non chiediamo l'impossibile, vogliamo semplicemente vivere con dignità, poter proteggere i nostri figli, le nostre famiglie e ottenere il minimo indispensabile per la vita>>.

 

Nonostante lutti e tragedie, Gaza è questa madre che guarda l’inverno avvicinarsi e si preoccupa per i propri figli, poi si rivolge all’umanità e con voce umile chiede solo una cosa: “alleggerite loro questa sofferenza”.

 

<<Che la pace sia su di voi. Sono la madre di bambini orfani ho perso mia marito durante la guerra e da allora la nostra vita è cambiata radicalmente vivevamo in una casa modesta ma un bombardamento l'ha distrutta, e non ci è rimasto nulla sono stata sfollata e mi sposto con i miei bambini da un punto a un altro, alla ricerca di sicurezza e sostentamento stiamo vivendo giorni molto duri, non abbiamo alcun reddito e nessuna fonte di sostentamento trascorriamo intere giornate senza trovare cibo sufficiente per i bambini il freddo è alle porte e non abbiamo vestiti invernali e né coperte. E i miei bimbi hanno bisogno di qualcosa che possa riscaldarli e farli sentire in sicurezza dopo tutto quello che hanno perso questa lettera è stata scritta dal cuore prima ancora che dalle parole chiedo alla gente per bene e ai cuori compassionevoli di guardare alla nostra situazione con misericordia che possano aiutare con quel che possono, con vestiti, cibo, o qualsiasi sostegno che possa allegerirci questa sofferenza. Chiedo a Dio di ricompensare  chiunque ci aiuterà, che possa premiare le vostre buone azioni.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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