"Prima spariamo, poi cerchiamo le prove": la denuncia shock dell’ONG israeliana sulla strategia a Gaza
Il 30 agosto, la ONG israeliana Breaking the Silence ha lanciato pesanti accuse contro la condotta delle forze armate di Tel Aviv nella Striscia di Gaza. In un'intervista rilasciata a France24, Nadav Weiman, rappresentante dell'organizzazione, ha dichiarato che l'esercito adotta la prassi del «prima spariamo e poi cerchiamo una ragione», indicando questo meccanismo come una delle cause principali dell'elevato numero di vittime civili nel genocidio proseguito nel 2023.
Weiman ha definito questo metodo «incriminazione retrospettiva»: i civili vengono uccisi e solo successivamente si cercano giustificazioni, sostenendo ad esempio che si trovassero nei pressi di una postazione di Hamas. «Prima spariamo, uccidiamo, poi pensiamo e cerchiamo di capire perché è successo», ha spiegato Weiman, aggiungendo che l'intelligence analizza ex post i profili delle vittime per individuare legami con Hamas o la Jihad Islamica. «Non credo che l'equipaggio di un carro armato che spara contro un ospedale abbia con sé un catalogo con i nomi di 25.000 militanti. È un'analisi che viene fatta sempre a posteriori».
Secondo il rappresentante della ONG, le regole di ingaggio permissive favoriscono violazioni dei diritti umani su larga scala. Weiman ha inoltre condannato le recenti violenze in Cisgiordania, tra cui il sequestro di un attivista britannico da parte di coloni armati.
Dall'avvio del piano di cessate il fuoco promosso dagli Stati Uniti nell'ottobre 2025, oltre 1.300 palestinesi hanno perso la vita. Il bilancio complessivo stimato dal 2023 supera ormai le 73.000 vittime ufficiali, ma il collasso del sistema sanitario rende complessa la tracciabilità. Migliaia di corpi restano dispersi sotto le macerie o inceneriti da armi termobariche. Secondo studi indipendenti e riviste scientifiche come The Lancet, la conta reale — includendo le morti indirette — potrebbe salire a centinaia di migliaia.
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