“Non siamo disposti a cedere la nostra sovranità”. Intervista esclusiva a Néstor Ovalles, dirigente sindacale bolivariano

1375
“Non siamo disposti a cedere la nostra sovranità”. Intervista esclusiva a Néstor Ovalles, dirigente sindacale bolivariano

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di Geraldina Colotti

 

Nel nostro programma settimanale Rompiendo fronteras, insieme a Eduardo Medina, abbiamo conversato con Néstor Ovalles, uno dei principali dirigenti sindacali venezuelani, ex ministro del Lavoro e punto di riferimento nella lotta della classe lavoratrice bolivariana. Abbiamo analizzato con lui la complessa congiuntura che vive il Venezuela, il ruolo della classe operaia di fronte all'assedio imperialista, le contraddizioni interne e il dibattito nella sinistra internazionale.

 

Qual è la diagnosi attuale del movimento sindacale venezuelano riguardo alle condizioni di vita della classe operaia e come si articola oggi il rapporto tra i sindacati e il governo della presidenta incaricata Delcy Rodríguez?

Grazie per l'invito, Geraldina, compagna, patriota di Nuestra América e del mondo. Per quanto riguarda la diagnosi, il quadro mostra l'effetto devastante che le misure coercitive unilaterali — impropriamente chiamate sanzioni — hanno prodotto nella dimensione sociale ed economica della classe lavoratrice venezuelana e delle sue famiglie. Sono più di dieci anni e più di mille misure coercitive unilaterali, oggi appena allentate attraverso licenze che non sono altro che una sorta di "patente di buona condotta" concessa a sua discrezione dall'imperialismo. Ciò ha fatto arretrare i progressi che, in materia di salari e diritti, la classe lavoratrice aveva conquistato durante la costruzione dell'architettura sociale portata avanti dal Comandante Hugo Chávez e difesa in modo incrollabile dal presidente Nicolás Maduro.

Le condizioni sono state e sono difensive. Ricorrere al reddito minimo vitale è stato un meccanismo per mantenere la capacità d'acquisto e di domanda della classe lavoratrice, stimolando l'offerta e riattivando il settore industriale e commerciale dopo il crollo provocato dalla pandemia e la precedente polverizzazione del salario a causa del blocco.

Per quanto riguarda il rapporto con la presidenta incaricata, Delcy Rodríguez, si tratta di una relazione di lunga data. È stata la nostra interlocutrice diretta per diversi anni sotto il mandato del presidente Nicolás Maduro — oggi sequestrato nelle prigioni dell'imperialismo insieme a quella donna coraggiosa e amorevole che è Cilia Flores —. Delcy Rodríguez è stata il nostro collegamento per le discussioni con la Central Bolivariana Socialista de Trabajadores (CBST), l'organizzazione sindacale maggioritaria del paese che raggruppa oltre 19 federazioni di settore strategiche (petrolio, gas, telecomunicazioni, sanità, istruzione, trasporti, ecc.) e 24 federazioni territoriali. Abbiamo sempre mantenuto una comunicazione diretta per trattare temi legati a redditi, salari e contratti collettivi. Oggi questa comunicazione la canalizziamo attraverso il commissario per i consensi lavorativi, Eduardo Piñate, e periodicamente con il ministro del Lavoro, Carlos Alexis Castillo, stabilendo tavoli di lavoro affinché la voce della classe lavoratrice sia ascoltata su questioni cruciali.

 

A mesi dal sequestro di Nicolás Maduro e Cilia Flores da parte delle forze statunitensi, a che punto è la campagna per la loro liberazione e come valutate l'azione internazionale?

Sono già 26 le videoconferenze portate avanti dalla Commissione Internazionale che ha giurato di fronte al presidente costituzionale Nicolás Maduro nel Congresso Nazionale Costituente Operaio dello scorso dicembre. Questa commissione è diventata un punto di riferimento per chi lotta in America Latina, nei Caraibi, in Africa, Asia, Oceania ed Europa. Ogni venerdì si collegano militanti per esprimere una solidarietà commovente e chiedere ad alta voce la libertà di Nicolás Maduro e Cilia Flores, condannando l'aggressione subita dalla patria di Bolívar e Chávez dal 3 gennaio di questo 2026.

Denunciamo che il governo di Donald Trump utilizza licenze come la 14.733 come uno schiaffo al popolo venezuelano, il quale viene peraltro dalla tragedia umana e sociale dei due sismi dello scorso 24 giugno. Attraverso il Dipartimento del Tesoro, pretendono di gestire in modo discrezionale, sadico e ingerente le risorse che sono state prodotte dalla classe lavoratrice petrolifera venezuelana e che oggi sono bloccate.

Chiediamo la revoca totale e incondizionata di tutte le misure coercitive unilaterali. La Commissione Internazionale è stata la nostra principale finestra per denunciare questa guerra cognitiva e informativa, la quale cerca di togliere coesione all'alto comando della Rivoluzione, fratturare l'unità civico-militare-poliziesca e far smarrire la direzione. Di fronte a questo, ricordiamo ciò che diceva il Comandante Chávez: il chavismo bolivariano è fulmineo e virtuoso nella controffensiva.

 

Mentre il governo avanza nei negoziati, dalla sinistra critica si segnala il rischio di fare concessioni strutturali al capitale o di cadere in un 'patto tra élite'. Dalla prospettiva della classe lavoratrice organizzata, qual è il limite di questo dialogo e di questo pragmatismo tattico?

Il limite invalicabile di questo dialogo è cedere sul terreno strategico. Abbiamo indicato chiaramente che dobbiamo preservare gli orizzonti strategici: la sovranità sulle nostre risorse naturali, la continuità della democrazia bolivariana basata sulle comunas e il potere costituente che risiede nel popolo. Su questo non siamo disposti a cedere.

Non esiste alcuna "pacificazione" o "normalizzazione" nei termini pretesi dalla narrazione dell'opposizione. La pacificazione avviene quando un esercito invasore entra, schiaccia e insedia un governo pupazzo. In Venezuela governa la Rivoluzione Bolivariana. Coloro che sono alla guida dello Stato sono quadri formatisi nella rivoluzione: Delcy Rodríguez è stata designata legittimamente come vicepresidenta dal presidente Nicolás Maduro e oggi esercita le funzioni di presidenta incaricata secondo la Costituzione; il presidente dell'Assemblea Nazionale è stato eletto dal popolo e il ministro dell'Interno è stato designato costituzionalmente. Non è un governo insediato dai marines né un governo che ha giurato su una portaerei.

Non stiamo facendo concessioni strutturali; stiamo cercando di avanzare in situazioni estremamente complesse per ottenere la ripresa economica e la giusta distribuzione della ricchezza. La presenza del capitale transnazionale o i contratti di produzione petrolifera sotto la Legge Anti-blocco esistevano già prima del 3 gennaio come meccanismo per eludere l'assedio. In un'economia fondamentalmente capitalista in transizione verso il socialismo, la presenza del capitale non è una novità né il frutto di una resa.

Il carceriere ricatta con la sua forza al tavolo delle trattative, ma il limite è la dignità del popolo. Sono venuti per il petrolio e per la dignità: potranno anche portare via il petrolio a condizioni capestro, ma la dignità di questo popolo non la porteranno via mai. Questo significa preservare lo strategico e virare sul tattico.

Respingo categoricamente l'idea di un "patto tra élite". Sarebbe un aggettivo profondamente ingiusto per chi sta affrontando condizioni così complesse nell'alto comando rivoluzionario dopo l'assenza del leader. Se Nicolás Maduro avesse un secondo nome, sarebbe Lealtà, dimostrata perfino nel tribunale spurio di New York dichiarandosi un presidente sequestrato. Da questa parte non c'è un'élite, ci sono rivoluzionari; e dall'altra parte ci sono rappresentanti dell'imperialismo teleguidati da Washington.

La trattativa è uno strumento necessario in cui bisogna essere intelligenti nella strategia e astuti nella tattica. L'unica strada che chiediamo come Central Bolivariana de Trabajadores è che l'opposizione vada nelle capitali in cui ha chiesto le sanzioni a domandarne la revoca e la restituzione dei beni sottratti alla Repubblica.

 

Il ripristino di ponti diplomatici pragmatici con gli USA e interlocutori internazionali come il regime sionista ha generato perplessità e rifiuto in settori internazionalisti. Come si spiega questo orientamento alla militanza internazionale?

Il ripristino di ponti diplomatici pragmatici è il risultato di un paese che affronta una realtà inedita dopo il sequestro del suo presidente. La diplomazia bolivariana mantiene un solido substrato di dignità, sovranità e indipendenza.

Ai settori della sinistra internazionalista chiediamo maggiore comprensione del quadro tanto complesso che stiamo attraversando. Non permettete che le campagne d'odio contro la patria di Bolívar guadagnino terreno. Dopo la tragedia dei terremoti, il Venezuela ha aperto le sue porte a più di 31 nazioni che hanno offerto aiuto umanitario e soccorso.

Di fronte a qualsiasi dubbio sui nostri principi, la presidenta incaricata Delcy Rodríguez ha ribadito con assoluta fermezza la nostra posizione storica di rifiuto del genocidio a Gaza e di sostegno incondizionato al diritto del popolo palestinese a uno Stato libero, sovrano e indipendente.

 

Di fronte alle narrazioni che sostengono che la consegna di Maduro sia stata il risultato di una delazione o di un tradimento all'interno della direzione civico-militare, qual è la posizione ufficiale del movimento operaio?

Il tema del tradimento è stato un elemento centrale nelle operazioni di guerra psicologica del nemico. Concordo con le parole di Nicolás Maduro Guerra: lasciamo elementi per il bilancio successivo; ci saranno cose da spiegare più avanti.

Ciò che è assolutamente chiaro e storicamente verificato è che il 3 gennaio c'è stato un combattimento impari in cui hanno dato la vita 120 combattenti rivoluzionari venezuelani e cubani. L'assoluta superiorità tecnologica e aerea del nemico è stata il fattore determinante per concretizzare l'operazione militare di estrazione e sequestro.

Ritornare ossessivamente sulla tesi del tradimento significa perdere tempo e fare il gioco della strategia nemica, specialmente quando abbiamo un popolo impegnato con una mano a rimuovere le macerie dopo due terremoti e con l'altra a resistere al ricatto di una potenza nucleare. La posizione ufficiale del movimento operaio di fronte a questo è l'unità ferrea, la lealtà al programma rivoluzionario e la mobilitazione permanente a sostegno della presidenta incaricata Delcy Rodríguez e dell'alto comando civico-militare.

 

Dopo il sequestro del presidente il 3 gennaio, non è stata attivata la strategia di contenimento radicale né lo sciopero generale. Dal movimento sindacale, perché non è stata applicata questa risposta e quali fattori hanno condizionato tale decisione?

Nelle ore successive al sequestro, mentre si compiva ogni sforzo per garantire il funzionamento delle istituzioni (Assemblea Nazionale, Tribunale Supremo di Giustizia) e si chiedeva una prova in vita del presidente, sono sorte voci fuori luogo che pretendevano di chiedere alla classe operaia di proclamare uno sciopero generale contro il proprio governo rivoluzionario.

Lanciare uno sciopero insurrezionale in quel momento sarebbe stato un atto di infantilismo politico e un harakiri. Lo sciopero generale è un'arma strategica riservata a confrontarsi con il nemico di classe quando intende rovesciare il processo, non per sparare sul nostro stesso governo in momenti di vulnerabilità. La direzione della Central Bolivariana Socialista de Trabajadores ha dimostrato maturità politica non cadendo in quel ricatto.

Non avevamo intenzione di infliggerci un danno da soli né di creare il caos che l'imperialismo stava aspettando dal 3 gennaio. Abbiamo stretto le fila attorno alla Costituzione e al governo bolivariano per preservare il potere politico e garantire la continuità della Rivoluzione.

 

Settori della sinistra radicale affermano che il Venezuela sia diventato de facto un protettorato statunitense. Cosa risponde il movimento operaio a questa tesi?

Rispondere alla tesi del "protettorato" richiede il medesimo rigore applicato al tema del tradimento. Teoricamente, un protettorato implica la presenza di un proconsole straniero a dirigere i destini del paese o l'annessione territoriale formale. In Venezuela vige la Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela del 1999, e le autorità che esercitano il potere esecutivo e legislativo lo fanno secondo i meccanismi costituzionali previsti in caso di assenza temporanea o definitiva del presidente.

Ciò che esiste è una brutale asimmetria di potere che non è iniziata il 3 gennaio. Già negli ultimi mesi del 2025, il blocco navale nei Caraibi ha ridotto quasi a zero l'entrata di valuta estera nel paese. Stiamo affrontando un impero potente praticamente a mani nude.

Chiediamo all'internazionalismo comprensivo di capire questa congiuntura: il Venezuela non si è arreso né è il protettorato di nessuno. La classe lavoratrice rimane mobilitata, consapevole e in piedi, lottando a guardia della sovranità nazionale e della dignità della Patria.

 

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia di Giuseppe Masala L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

L'inutile vittoria dell'AfD in Sassonia

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi   Una finestra aperta Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Pechino, i numeri record dei Giochi Mondiali dei Robot Umanoidi

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Il viaggio di Xi che cambia la geopolitica mondiale (VIDEO)

Una falsa false-flag? di Francesco Santoianni Una falsa false-flag?

Una falsa false-flag?

 Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina di Alessandro Bartoloni  Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

Ecco perché la Russia non sta avanzando “lentamente” in Ucraina

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer) di Francesco Erspamer  Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

Woke, l'obsolescenza che fa PIL (di Francesco Erspamer)

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra" di Paolo Desogus "Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

"Ci stiamo avvicinando sempre più alla guerra"

L'ora dei forni: l'internazionalismo in tempi difficili di Geraldina Colotti L'ora dei forni: l'internazionalismo in tempi difficili

L'ora dei forni: l'internazionalismo in tempi difficili

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione di Alessandro Mariani Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

Complottista a chi? La legge di Gresham per l’informazione

L'AFD, il liberismo e la sinistra sistemica di Giuseppe Giannini L'AFD, il liberismo e la sinistra sistemica

L'AFD, il liberismo e la sinistra sistemica

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia di Antonio Di Siena Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Apparecchiano i monumenti! Il turismo che svende la Puglia

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

La legge di Netanyahu in Italia di Giorgio Cremaschi La legge di Netanyahu in Italia

La legge di Netanyahu in Italia

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti