Lo sciopero della scuola ci riguarda tutti, ignorarlo sarà un danno per la intera società

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Lo sciopero della scuola ci riguarda tutti, ignorarlo sarà un danno per la intera società

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Lo sciopero della scuola ci riguarda tutti, è inutile ignorarlo perchè ogni intervento governativo in materia di istruzione presenta ripercussioni sulla nostra vita, o almeno su quella dei figli o nipoti che siano.
 
Inutili sono le corse tra sindacati, chi arriva prima ad indire un presidio o un corteo escludendo innumerevoli soggetti sindacali e realtà sociali non recherà beneficio alcuno a quella consapevolezza diffusa sui veri pericoli celatisi dietro alla riforma dei tecnici che sarà premessa indispensabile per ampliare la mobilitazione.
 
Lo diciamo con estrema chiarezza: le mobilitazioni riescono solo se includono pluralità di intenti e mobilitazioni diffuse, se partono dai docenti per allargarsi prima all'intera comunità educante per poi allargarsi alla società.
 
Per raggiungere questo intento bisogna parlare della riforma dei tecnici evitando di alimentare quella spirale di confusione che vorrebbe trasformare ogni sciopero in momento di lotta campale contro il Governo Meloni, contro l'economia di guerra e i processi di militarizzazione. Sia ben chiaro che per contrapporsi ad un Governo occorrono delle buone ragioni, fermare la riforma dei tecnici significherebbe infliggere un duro colpo ai disegni della destra su istruzione e scuola.
 
Chi scrive non ha un approccio arrendevole ma piuttosto realistico, se pensiamo a volantini onnicomprensivi con la canonica lista della spesa non daremo alcuna informazione sulla pericolosità di questa ennesima controriforma, il cui intento è subordinare l'istruzione alle esigenze delle imprese, trasformare la istruzione dei tecnici in attività professionalizzante.Parlare di sciopero contro la guerra nelle scuole forse farà guadagnare qualche militante ma non fermerà una riforma che va prima di tutto spiegata nei minimi particolari e nella logica che la anima
 
La riforma arriva ad iscrizione già chiuse, dovrebbe andare in vigore con il prossimo anno scolastico riducendo la durata del percorso scolastico da cinque a quattro anni, con il taglio di 500 e passa ore di insegnamento di lettere, matematica, fisica, scienze sperimentali, lingue, geografia e anche informatica.
Se l'obiettivo è favorire la formazione dei giovani non si capisce la ragione per la quale questo obiettivo possa essere raggiunto tagliando ore in materie dirimenti come quelle Stem o per acquisire consapevolezza e cultura, elementi indispensabili per esercitare quella cittadinanza cosciente ed attiva di cui sentiamo sempre maggior bisogno.
 
Il decreto ministeriale è stato firmato giorni or sono per quanto sul sito ministeriale non se ne veda traccia, notizia, un silenzio che la dice lunga sulla difficoltà del Governo e del suo ministro all'Istruzione nel difendere una controriforma che taglierà ore di insegnamento e centinaia di cattedre senza alcuna certezza che trasformando gli istituti tecnici in professionali favorirà, un domani, la ricerca del posto di lavoro. Le imprese dovrebbero spiegarci la ragione per la quale la stragrande maggioranza delle offerte di lavoro arriva a ultracinquantenni già formati e impiegabili da subito in produzione. Altro che tutela dei giovani quando si costringono gli stessi a scegliere a 14 anni un indirizzo. Scelte del genere ci riportano ad una pratica educativa classista di cui non sentiamo necessità alcuna.
 
 La riforma dei tecnici viene costruita attraverso tagli pesanti a discipline fondamentali, sia di cultura generale che professionalizzanti, comporterà un drastico ridimensionamento del monte ore e un impoverimento generale dell’offerta formativa, oltre che il rischio concreto di tagli agli organici e aumento del sovra numero tra il personale docente e ATA”
 
Assai pericoloso piegare  l’istruzione alle esigenze di  impresa, indebolendo il valore nazionale del titolo di studio e un domani accentuare ulteriormente le  disuguaglianze territoriali, per i difensori della Costituzione, spesso a parole, questo è il momento per far sentire la loro voce visto che stanno per cancellare  la formazione critica e libera per trasformarla in strumento funzionale alle esigenze produttive locali
 
Chiedere il ritiro immediato del provvedimento e mobilitarsi a tale scopo permetterebbe di riprendere quel confronto in materia di istruzione e formazione che il Governo abiura nascondendosi dietro a slogan e formule astratte. Aiutiamo allora la comunità educante a portare in piazza le critiche a questa ennesima controriforma, iniziamo a parlarne nei luoghi di lavoro e a casa perchè quanto avviene negli istituti tecnici presto si verificherà anche in altre scuole.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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