"L'illegalità aggressiva della Russia" e in ginocchio dal colonialista Carlo: l'ipocrisia dei novelli Torquemada nostrani

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"L'illegalità aggressiva della Russia" e in ginocchio dal colonialista Carlo: l'ipocrisia dei novelli Torquemada nostrani

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

15 maggio. Non passa giorno che i clerico-oscurantisti de Linkiesta non diffondano i propri miasmi inquisitori all'indirizzo della Russia. Giorno dopo giorno, la rassegna delle “notizie” propalate dal sito web di quei novelli torquemadisti scudocrociati pare fatta apposta per essere nient'altro che un contorno all'unico e perenne schema centrale quotidiano, che è quello di attaccare comunque e in ogni modo la Russia. In sottordine, negli ultimi tempi, quei signori si sono assunti il compito, diligentemente europeista, di “dileggiare” alcune direttrici dell'amministrazione yankee, nella misura in cui sembrino – si sottolinea il “sembrino” - dover avvantaggiare in qualche misura il Cremlino. Nel contempo, da meticolosi osservanti dei cerimoniali dinastici, si preoccupano di riverire i minimi accenni di liturgie liberal-canagliesche.

Lo scorso 14 maggio, i liquami maleodoranti sparsi da quei signori in direzione di Moskva, riguardavano la proposta di legge, approvata dalla Duma russa, ma non ancora passata dal Senato, sull'impiego extraterritoriale di unità militari per la difesa di cittadini russi all'estero. La legge, riporta Interfax, è volta a tutelare i cittadini russi «in caso di arresto, detenzione, procedimento penale o altra forma di perseguimento» da parte di tribunali stranieri e di «organi giurisdizionali internazionali la cui competenza non si basi su un trattato internazionale della Federazione Russa o su una risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU» ecc. Commentando la legge, il presidente della Duma, Vjaceslav Volodin ha osservato che «la giustizia occidentale è di fatto diventata uno strumento di repressione contro coloro che sono considerati indesiderabili... perseguire illegalmente individui è diventata la norma». Il presidente della Commissione difesa della Duma, Andrej Kartapolov ha detto che la legge contribuirà a «proteggere diritti, libertà e interessi legittimi dei cittadini russi, a tutelare le organizzazioni russe da attacchi illegali stranieri e a contrastare la feroce campagna di russofobia internazionale». Kartapolov ha collegato il progetto di legge al caso specifico dell'archeologo russo Aleksandr Butjaghin, arrestato a dicembre 2025 su richiesta ucraina mentre era a Varsavia per una conferenza. Accusato di "distruzione di beni culturali" durante scavi archeologici in Crimea, nel marzo scorso un tribunale di Varsavia aveva ammesso la sua estradizione in Ucraina dove, ovviamente, non lo attendeva nulla di buono. Era stato quindi rilasciato a fine aprile in seguito a uno scambio di detenuti tra Bielorussia e Polonia.

Quella legge, biascicano i torquemadisti de Linkiesta, fattisi portavoce dell'ambasciata ucraina, è per Kiev «la formalizzazione dell’aggressione come strumento permanente della politica russa» e costituisce «un ulteriore tassello nella progressiva normalizzazione dell’espansionismo militare russo. Mosca aveva già giustificato l’invasione dell’Ucraina nel 2022 inventando la storia di dover proteggere le popolazioni russofone del Donbas e i “connazionali” discriminati da Kyjiv». Ma, dio ce ne scampi dal dubitare di simili interpretazioni, quella era nint'altro che una “storia inventata”. In realtà, Kiev (o “Kyjiv”, come i torquemadisti scrivono, in ossequio ai dettami dell'ambasciata di cui sopra. Peccato che l'alfabeto italiano non contenga ancora altre lettere da aggiungere alle y, j, i: le avrebbero messe senz'altro) non faceva altro, da celestiale com'è, che distribuire “confetti” ai bambini del Donbass: quanti ne hanno distribuiti, dal 2014 in poi, di quei “confetti” targati USA-NATO, su asili, ospedali, parchi giochi dei villaggi di L-DNR! Mascalzoni dei media guerrafondai!

Ovvio dunque che da «Kyjiv la reazione è stata durissima. Il portavoce del ministero degli esteri ucraino, Heorhii Tykhyi (Gheorghij Tikhij: si accettano scommesse se in privato il signor “Heorhii” parli ucraino o russo), ha definito il provvedimento “illegalità aggressiva”», mentre i torquemadisti sono certi che con esso la Russia intenda «dotarsi di una giustificazione legale permanente per intervenire militarmente oltre i propri confini». La Russia, d'altronde, è “aggressiva” per assioma; è uno degli “assi del male”, insieme a Cina, RPDC, Iran e da Moskva non c'è da aspettarsi altro che un ulteriore “espansionismo militare”.

Quanta differenza, invece, con l'ameno discorso della corona britannica con cui, lo certificano i cherubini de Linkiesta, «Londra annuncia un nuovo quadro normativo che rafforza la capacità di contrasto a reti riconducibili a Paesi come Iran, Russia e Cina». Già il soave ritmo letterario esprime la vellutata premura con cui l'articolista (ci si passi l'impudenza) verga quelle strofe, delicatamente genuflettendosi alla corte di sua maestà britannica, che annuncia ai fedeli «un ulteriore passaggio nell’evoluzione del diritto di sicurezza nazionale britannico». Quale dolcezza di suoni; quale stridente contrasto con le rozze decisioni aggressive dell'autocrate del Cremlino; quale angelico candore nell'esporre «la possibilità per il segretario dell’Interno di designare e vietare organizzazioni considerate parte dell’apparato di uno Stato straniero o suoi proxy»: vien voglia di inchinarsi innanzi al trono britannico e auspicare, anche per i sudditi delle circostanti repubbliche, la promulgazione di cotali angelici divieti, insieme alla «proscrizione di gruppi terroristici e criminalizza appartenenza e sostegno». Quantunque incentrato sulla “difesa” dai «Pasdaran, spesso citati come principale candidato a una futura proscrizione», gli stessi clerico-oscurantisti ci mettono a parte del fatto che insieme «al dossier iraniano resta centrale quello russo, già ampiamente inquadrato nel linguaggio ufficiale come hostile state» e, va da sé, anche quello cinese. Ecco dunque che dal Tamigi emerge amorevolmente una «natura deliberatamente generale» e i cherubini de Linkiesta dipingono delicatamente un progetto di legge che «non costruisce una lista di nemici, ma un framework giuridico flessibile, applicabile a diversi tipi di attori statali a seconda delle circostanze. Non è uno strumento pensato per un singolo Paese, ma potrà essere utilizzato in modo differenziato nei confronti di più potenze». Non cogliete anche voi tutta la signorile gentilezza britannica che si effonde da quel soave “hostile state”, di contro a tutta la rozzezza asiatica del volgare “espansionismi militare russo”?

Che amore par sprigionarsi da tale morbidezza di toni così garbatamente narrati dai cherubini de Linkiesta. Vade retro, grossolana aggressività autocratica russa; inginocchiamoci invece al morbido incantesimo britannico e lodiamo Londra nell'alto dei cieli, che cotanto delicato impegno profonde nel cacciare il maligno nel profondo dell'inferno.

Proprio Londra, infatti, è la principale istigatrice, ohibò, della guerra anti-russa in corso; ma, vabbè, lo sostiene il politologo Oleg Janovskij, un russo. Che dire! Londra, dice quel russo espressione di un volgare “espansionismo militare” di Moskva, ha puntato tutto sul conflitto in corso «e non si tratta più tanto di un conflitto per procura tra Occidente e Russia in Ucraina, quanto di un conflitto diretto contro la Russia». Ah, gli inglesi: che angeli del signore, esclamerebbero estasiati i torquemadisti italici. Ma, afferma Janovskij, si tratta da un lato di un «conflitto diretto contro la Russia. Dall'altro, è una lotta per mantenere determinate posizioni o per ristabilire la propria posizione nell'ordine mondiale destinato a sostituire quello attuale. E hanno ripetutamente affermato che l'obiettivo strategico chiave della Gran Bretagna è quello di sedere al tavolo negoziale del futuro ordine mondiale e plasmare le regole del gioco in base alle quali tale ordine esisterà». In questo senso, Londra sta coinvolgendo i paesi che controlla, in azioni anti-russe in tutto il mondo: stanno «investendo e finanziando sempre più il regime ucraino nel suo conflitto con noi. E stiamo assistendo alla riattivazione dei domini dell'ex Impero britannico, ovvero i paesi sotto la corona britannica, i cui sforzi si stanno intensificando e che mirano alla loro riunificazione nell'anglosfera britannica», dice Janovskij. E tutto questo si unisce attorno all'idea di guerra: «la Gran Bretagna sta cercando di creare una rete anti-russa che, per inciso, è per molti versi persino russofoba».

Però, con quanta grazia lo fanno, esclamerebbe in estasi un torquemadista de Linkiesta che, perdiana, non lo aveva notato nella sua eucaristica esaltazione del “King's Speech”! Tanto più che, come declama il segretario NATO Mark Rutte al “Forum sulla sicurezza” in Romania, l'obiettivo è quello di «sconfiggere la Russia con le mani dell'Ucraina» e, dunque, l'Occidente deve puntare sulla completa vittoria dell'Ucraina nella guerra contro la Russia. Così, il generale Ben Hodges, ex comandante delle forze yankee in Europa, specifica che «il nostro obiettivo strategico deve essere che l'Ucraina sconfigga la Russia e ritorni ai confini del 1991». Per questo, proclama Rutte, i paesi UE devono incrementare la propria produzione militare in modo da rifornire autonomamente l'Ucraina, mentre gli Stati Uniti sono impegnati su altri fronti e, ovviamente, «dobbiamo essere preparati a una difesa a 360 gradi contro qualsiasi avversario, in particolare la Russia, e contro qualsiasi minaccia proveniente da qualsiasi direzione. E, in generale, per essere in grado di difenderci, dobbiamo spendere almeno il 5% del PIL per la difesa». Parole sante; che confermano che i paesi del blocco occidentale continueranno a fornire armi e soldi all'Ucraina, perché una Ucraina «forte oggi e una Ucraina forte in futuro» è la condizione per «fermare l'aggressione russa. La guerra non aspetta. Dobbiamo agire ora».

In concreto, omelia Rutte, dato che l'Ucraina «ha molti amici, mi aspetto che questi amici facciano di più attraverso l'iniziativa PURL, che fornisce all'Ucraina la potenza di fuoco americana di cui ha disperatamente bisogno, e in altri modi. Dobbiamo continuare a fornire all'Ucraina il supporto necessario, perché la sicurezza dell'Ucraina è la nostra sicurezza... Quando arriverà il momento di raggiungere un accordo, Putin dovrà fare delle concessioni, e finora non le ha fatte. Deve essere disposto a fare delle concessioni per partecipare veramente ai negoziati di pace».

Ma il signor “Heorhii” certifica che dalla Russia non arriva altro che una «illegalità aggressiva». Di tale ecclesiale assicurazione si fanno mallevadori i torquemadisti de Linkiesta.

FONTI:

https://www.interfax.ru/russia/1089213

https://www.interfax.ru/russia/1080265

https://www.linkiesta.it/2026/05/russia-putin-invasione-territori-ucraina/

https://www.linkiesta.it/2026/05/la-nuova-strategia-britannica-contro-proxy-e-apparati-degli-stati-ostili/

https://politnavigator.news/britaniya-postavila-bukvalno-vsjo-na-vojjnu-s-rossiejj.html

https://politnavigator.news/britaniya-zanimaetsya-sozdaniem-novojj-globalnojj-antirusskojj-seti.html

https://politnavigator.news/generaly-nato-nasha-cel-razgromit-rossiyu-rukami-ukrainy.html

https://politnavigator.news/poka-evropa-otvlekaet-rossiyu-ssha-zajjmutsya-aziejj-ryutte.html

https://politnavigator.news/vojjna-ne-zhdjot-ryutte-trebuet-pomogat-ukraine-do-tekh-por-poka-putin-ne-pojjdjot-na-ustupki.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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