L'allarme dell'ammiraglio Gurdeniz: la NATO sta trascinando l'Europa in una catastrofe nucleare inevitabile?
L'ammiraglio in pensione Cem Gürdeniz — già capo del Dipartimento di Strategia della Marina turca, mente dietro la celebre dottrina marittima della Patria Blu (Mavi Vatan) e fondatore della Fondazione Hamit Naci — traccia un quadro drammatico dell'attuale escalation globale, analizzando i rischi sistemici che minacciano l'Eurasia e la Turchia.
Il suo pensiero si articola in quattro punti fondamentali:
1. La Nuova Fase della Guerra e la "Cecità" Europea
Secondo Gürdeniz, il conflitto in Ucraina ha superato la dimensione regionale. L'Europa sta vivendo la crisi di sicurezza più profonda dal 1945, ma soffre di una totale cecità strategica. I leader europei alimentano una retorica bellicista aggressiva pur non avendo le infrastrutture produttive, le scorte di munizioni e la resilienza sociale per sostenere una guerra vera. Priva di reale forza, l'Europa adotta comportamenti provocatori (come l'ipotesi di blocco sull'oblast' russo di Kaliningrad), rischiando di innescare una catastrofe nucleare in zone calde come il corridoio di Suwa?ki.
2. Il Cambio di Paradigma di Mosca
Gürdeniz evidenzia come il recente lancio del missile ipersonico Oreshnik da parte di Mosca sia un messaggio di deterrenza psicologica rivolto direttamente alla NATO, non a Kiev. La Russia ha modificato la sua strategia: non cerca più solo un accordo di neutralità con l'Ucraina, ma è pronta a colpire obiettivi industriali e militari nei paesi NATO europei se questi continueranno a sostenere gli attacchi ucraini sul proprio territorio. Mosca scommette sulle crepe interne dell'Alleanza, consapevole che molti paesi europei non vorranno rischiare una guerra totale per difendere i Paesi Baltici o la Polonia.
3. La Pressione Multidimensionale sulla Turchia
In quanto massimo teorico della Mavi Vatan (la dottrina che rivendica la sovranità marittima turca sui propri mari), Gürdeniz guarda con estrema preoccupazione al vertice NATO previsto in Turchia il 7 e 8 luglio 2026. Secondo l'ammiraglio, Ankara è sotto una pressione coordinata della NATO su due fronti:
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Nell'Egeo e Mediterraneo Orientale: Dove la Grecia si riarma e la compagnia Chevron calpesta i diritti energetici turco-ciprioti.
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Nel Mar Nero: Dove i recenti attacchi di droni contro navi mercantili al largo di Kilyos (Istanbul) e il caso della petroliera Altura (marzo 2026) dimostrano il tentativo atlantista di trascinare la Turchia nel conflitto contro la Russia, rompendo la sua storica politica di equilibrio.
4. Il Pericolo del Fronte Interno e la Soluzione di Montreux
Richiamando la sua esperienza di capo della Divisione Pianificazione e Politiche navali, Gürdeniz lancia un monito storico: il punto più fragile di uno Stato non è il fronte esterno, ma quello interno. Come accadde nel 1925, quando la Gran Bretagna sfruttò una ribellione interna per sottrarre Mosul alla Turchia, oggi le divisioni e l'inerzia del principale partito di opposizione turco rischiano di indebolire il Paese.
La conclusione di Gürdeniz è netta: la priorità assoluta di Ankara deve essere la difesa a oltranza della Convenzione di Montreux e il mantenimento di una rigorosa neutralità attiva. La Turchia non deve farsi coinvolgere nelle provocazioni della NATO e non deve permettere che il Mar Nero si trasformi in un "lago atlantista", poiché preservare l'asse geopolitico e commerciale con la Russia è un interesse vitale per la sicurezza nazionale.


