La satira al tempo del dissenso autorizzato - Albeggerà al tramonto e Il tempo del secondo sole di Marco Trionfale
di Gian Ruggero Manzoni
Sappiamo più che bene che la satira è un genere che utilizza umorismo, ironia e sarcasmo per criticare vizi, costumi e figure di potere, con l'intento di indurre a una riflessione esistenziale e socio-politica a più livelli. Nata nell'antica Roma come realtà artistica originale, si distingue per la molteplicità dei temi, per l’intelligenza usata e per il coraggio che ha sempre dimostrato. Gaio Lucilio (circa 170 a.C. - 102 a.C.) è considerato da tutti gli storici della letteratura il fondatore della satira esametrica, codificandone lo stile polemico e spesso sferzante. Orazio ha raffinato il genere con toni più pacati e autobiografici, caratterizzati da un dire colloquiale, ironico e indulgente, volto a sorridere dei vizi umani, mentre Giovenale ha introdotto un sarcasmo più crudo, aspro, pungente, severo, indignato nei confronti della corruzione morale in atto.
Dalla satira menippea che univa il grottesco al comico… cioè quella di Seneca… alla satira conformatasi nel Medio Evo e nella modernità, il genere ha mantenuto la sua funzione come nelle pasquinate o nelle opere di Ariosto. Altri autori passati e presenti che, riguardo il tema, mi sovvengono sono, con levature indubbiamente diverse, Dante, Petrarca, Boccaccio, Guittone d’Arezzo, Goldoni, Alfieri, Leopardi, Pascoli, Parini, Guareschi, Bergonzoni, Benni e tanti altri. Con la satira ci confrontiamo quotidianamente attraverso social network, televisione e giornali. Non è quindi difficile capire di cosa parliamo quando entra in ballo il termine satira, ma non si creda che sotto il concetto di satira ci sia solamente un gioco canzonatorio. La satira è una pratica complessa avendo un intento infine etico, infatti chiama in causa una serie di meccanismi profondi che vanno dal motto morale agli artifici retorici necessari per suscitare straniamento e riso.
Un autore interessato a fare satira deve conoscere molto bene la sua realtà contemporanea, le falle delle classi sociali e di quelle politiche, i meccanismi del mondo circostante per saper cogliere gli elementi più suscettibili di critica, spesso venendo attaccato dalla censura da parte dei cosiddetti “poteri forti”, proprio per i suoi caratteri polemici e dissacranti. Denunciare i vizi umani, i difetti sociali, gli abusi, usando l'iperbole (l’esagerazione), la parodia, il paradosso, la reductio ad absurdum e il sarcasmo, non viene quasi mai digerito da coloro che ne vengono colpiti. Essa può apparire come un'opera completa (ad esempio le “Satire” di Boileau) o un registro impiegato all'interno di un'opera (ad esempio le sublimi uscite teatrali di Molière). Inoltre si differenzia dalla pura caricatura per una dimensione critica più profonda e impegnata. Esempi vari… di nuovo Molière: critica ai medici (“Il malato immaginario”) e agli ipocriti (“Tartuffe”); Voltaire: critica dell'ottimismo ingenuo e della guerra nel “Candido”; George Orwell: “La fattoria degli animali”, satira del totalitarismo e dei dittatori; e anche intelligenti serie televisive come “I Simpson” o “South Park”.
La satira attuale si distingue spesso per un approccio meno diretto e più ambiguo rispetto al passato, lavorando su "anti-spettacolo", ripetizione ed errore. Nonostante i tentativi di depotenziamento da parte della cultura dominante, la satira mantiene una sua resistenza, esplorando nuovi territori letterari e poetici e così è per Marco Trionfale che come individuo non esiste, essendo satira della satira anch’egli. Il suo cognome, che può definirsi autocelebrativo, evoca un’immagine: secondo l’etimologia greca significa “tre ombelichi”. Inesistente, dunque, ma trivalente e concluso. In realtà, infatti, Marco Trionfale è uno pseudonimo che nasce dall’anagramma di Franco, Leo e Mirta, i nomi di tre amici (Franco Costantini, Leonardo Fedriga e Mirta Contessi) che hanno lavorato a diversi progetti e condividono molte passioni, una delle quali è lo scrivere assieme.
Ma di cosa parlano i loro libri? Dalle note redazionali mi approprio di una breve sinossi… in un futuro molto prossimo, il potere ormai libero da ogni forma di controllo, non temendo l’opinione pubblica, disgregata e distratta, non temendo l’informazione, complice e acquiescente, non temendo la magistratura, riformata e sottomessa, è divenuto sempre più simile a un adolescente in delirio di onnipotenza. Un paio di iniziative governative, nemmeno più sgangherate di altre, faranno però sì che un gruppo di anziani decida, giunto il momento, di ribellarsi. Memori delle antiche forme di organizzazione, costituiranno una banda talmente acciaccata ed improbabile da sfuggire ai radar del potere e sfruttando la sua idiozia porteranno a termine un’azione formidabile e insensata che sconvolgerà il mondo intero. Un percorso di speranze e di paure, di slanci lirici e dolori fisici, di imprevisti e botte di fortuna, comico e drammatico allo stesso tempo, sul quale il gruppo di anziani avrà un minimo controllo che produrrà risultati imprevisti, ma che innalzerà l’effetto del mantenere intatta la loro dignità così da dare una speranza per un nuovo “sol dell’avvenire”.
In tutto il mondo, in seguito alle vicende narrate in “Albeggerà al tramonto”, si sono accesi centinaia di focolai di ribellione. Gruppi di potere nemmeno troppo occulti reagiscono con determinazione e violenza, spalleggiati dai governanti eletti che loro stessi controllano. A contrastarli si erge una rete internazionale segreta, che si rivela al mondo adottando il nome di Sesta Internazionale, con l’obiettivo dichiarato di convogliare le proteste in un unico movimento compatto. Nel frattempo, a Corvina (forse Ravenna?), un misterioso omicidio scuote la città e coinvolge il gruppo di vecchietti del Bar New Age. Con Ercole in ospedale, Catozzo in galera, Belli latitante, tutti sotto processo per il rapimento dell’ex Sindaco, e Baldi costretto a nascondersi per sfuggire all’arresto, toccherà ai componenti superstiti della banda risolvere il caso. Ne scaturirà una serie di vicende ai limiti del possibile, nelle quali le debolezze individuali si tramutano in forza, l’umanità in efficienza e le paure in motivi ardimentosi. Marco Trionfale, riprendendo il filo di “Albeggerà al tramonto”, nel nuovo libro della serie, racconta, nel consueto stile comico, a momenti parossistico e surreale, le imprese degli anziani combattenti del quartiere e presenta nuovi personaggi che portano nel gruppo la loro voglia di lottare per la propria e la nostra libertà.
Penso che gli argomenti toccati non saranno graditi da una certa attuale sinistra (o centro-sinistra che sia), ma pur “sinistri” sono i nostri autori, ma di una sinistra di antico stampo, quella che non faceva sconti, ed era oltremodo seria, fin troppo seria, anche quando giocava la carta dell’autoironia o dell’autocritica, come in tempi più floridi, e unitari, si diceva.
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