La Russia potrebbe sostituire il Venezuela nelle forniture di petrolio alla Cina
Il possibile blocco delle forniture di petrolio venezuelano verso la Cina sta già producendo effetti a catena sui mercati energetici globali. Secondo diversi analisti, la brusca interruzione delle esportazioni - aggravata dal sequestro di petroliere e dal sequestro del presidente Nicolás Maduro il 3 gennaio - potrebbe offrire alla Russia l’opportunità di rafforzare la propria presenza sul mercato cinese.
Le raffinerie indipendenti cinesi, storicamente acquirenti di greggio venezuelano pesante a prezzi scontati, rischiano di trovarsi in difficoltà già dalla primavera del 2026. In questo scenario, le compagnie russe potrebbero aumentare le forniture verso la Cina e, soprattutto, ridurre gli sconti praticati finora sul proprio petrolio. Per gli esperti, il sequestro di Maduro rappresenta un vero punto di svolta per l’industria petrolifera venezuelana e per il mercato globale dei greggi pesanti.
Anche se Pechino potrebbe tentare un accordo con Washington per ripristinare i flussi, i tempi non saranno brevi e i prezzi difficilmente torneranno quelli di prima. Con infrastrutture venezuelane logorate e investimenti rallentati, la partita energetica si sposta sempre più sull’asse Mosca - Pechino, ridisegnando equilibri e rapporti di forza in un mercato già profondamente segnato dalle tensioni geopolitiche.
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