La guerra come (inevitabile) copertura degli Epstein file?
di Alex Marsaglia
Mentre la repressione stringe sempre di più le sue maglie, ricorrendo a fermi ed arresti più o meno illustri: da quelli di Tucker Carlson all’aeroporto Ben Gurion dove il giornalista americano si era recato per intervistare l’ambasciatore Mike Huckabee sulle tensioni crescenti contro l’Iran, sino al nostro Andrea Lucidi, l’impresa di tacitare le voci del dissenso diventa sempre più ardua.
Ieri è infatti caduta la prima testa in seguito ai file Epstein ed è quella dell’ex principe britannico Andrea di York, figlio di Elisabetta II nonché fratello di Re Carlo III del Regno Unito. Non esattamente l’ultimo arrivato nelle stanze dei bottoni, implicato nelle relazioni con il finanziere e faccendiere americano da tempo e uno dei primi nomi emersi: la Corona britannica per salvarsi la faccia gli ha ufficialmente tolto il titolo nobiliare lo scorso 30 ottobre. Parimenti non si può dire non fosse un uomo estraneo al “controllo” del sistema, anche solo per questioni legate alla sua sicurezza personale. L’accusa che ha condotto al fermo e alle successive 12 ore di interrogatorio prima del rilascio è “condotta illecita nell’esercizio di funzione pubblica”.
L’ex principe è stato infatti un inviato speciale del Governo britannico in materia commerciale e avrebbe condiviso con Epstein informazioni governative riservate. Ancora una volta assistiamo al potere che inquisisce e perseguita non cercando alcuna forma di giustizia, bensì unicamente di salvare la “ragion di Stato”, cioè se stesso. Il punto non è la condotta morale, oppure gli illeciti commessi anche a sfondo di ricatto e tramite lo sfruttamento delle persone, bensì unicamente la tutela degli interessi del Regno Unito e cioè il corretto comportamento del funzionario commerciale. Per questo, persino il fratello Re Carlo, non ha esitato a pronunciare senza alcun timore la sentenza “la legge faccia il suo corso”: per il bene della Corona e della Nazione britannica sono stati revocati i titoli nobiliari e verranno perseguiti gli abusi d’ufficio in ambito commerciale commessi dall’ex principe Andrea. Dunque, non vi aspettate alcun anelito di giustizia, abbandonate ogni velleità di disvelamento della verità dietro a quanto avveniva nei circoli che il faccendiere Epstein condivideva con le élite possidenti del mondo occidentale. La Corona cercherà unicamente di tutelare i propri interessi, a fini commerciali e senza nessun interesse per la giustizia. La legge sarà unicamente un freddo strumento del potere (britannico) per perseguire tali scopi, nulla di più e nulla di meno.
Quello che ora si sta seriamente ponendo sul tavolo a livello imperiale è invece la ripresa della guerra come operazione di copertura politica da parte di élite sempre più palesemente corrotte e alla corda in termini di consenso.
Il fallimento dei colloqui di Ginevra, i venti di guerra europei contro la Russia alla Conferenza di Monaco e l’arenarsi delle trattative con l’Iran non fanno presagire nulla di buono. Inoltre, la concentrazione di forze statunitensi in Medio Oriente senza pari dal 2003 a questa parte non lascia spazio a interpretazioni di sorta: Israele e gli Stati Uniti stanno preparando l’attacco alla Repubblica Islamica dell’Iran.
Oltre alla necessità di spostare l’attenzione dai file Epstein, vi è anche una ragione economica di fondo a spingere sempre più gli Stati Uniti tra le braccia dell’alleato israeliano. E cioè il rallentamento dell’economia reale americana è ormai difficile da nascondere. Nel mese di dicembre 2025 gli occupati sono cresciuti di appena 50.000 unità e se si leggono i dati degli ultimi 12 mesi sono ancora più catastrofici: appena +40.000 occupati al mese creati da quello che si vanta essere il più grande PIL al mondo. Dati ben lontani dal record dell’ultimo quindicennio di +947.000 unità registrato a dicembre 2021. Siamo di fronte ad un’economia asfittica in termini occupazionali, reddituali e il cui debito continua ad aumentare vertiginosamente: siamo ai 39.000 miliardi di debito pubblico. E il pesante rallentamento della performance economica statunitense nel settore privato andrà coperto in qualche modo dai sussidi pubblici e se già ad oggi questi determinavano un incremento del debito pubblico di 10 miliardi di dollari al giorno, c’è da guardare tale cifra in una prospettiva di incisività sempre più marcata. L’invecchiamento della popolazione statunitense è un elemento che come in tutte le economie occidentali graverà ulteriormente in maniera notevole sui conti pubblici. Le imprese private che trainano l’economia statunitense sono entrate apertamente nella fase “low hire, low fire” che determina basse assunzioni in attesa di capire le variabili della politica monetaria, dell’inflazione e della crescita come andranno.
Si sono insomma create le condizioni ideali per una bolla speculativa e storicamente gli Stati Uniti rilanciano in seguito all’esplosione di una bolla, investendo in maniera ancora più massiccia su nuove guerre. L’aumento di bilancio nel settore della Difesa del +50% per il 2027 lascia intendere che verrà perseguita proprio questa strada. La vera questione è che laddove si intende sfogare l’esubero di spesa militare, in Iran come a Cuba o in Europa, vi sono pretendenti che hanno già fatto sapere di accettare la sfida. Il complesso militare-industriale americano resta quindi l’unica valvola di sfogo concepita dal capitalismo occidentale afflitto da alti profitti e bassi livelli occupazionali, nonché da un’ormai difficilmente sanabile crisi di credibilità. A meno di non credere che i reali invischiati negli affari di Epstein lo fossero solo per abusi d’atti di ufficio.

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