La farsa dell'occidente sui "prodotti dei coloni" smascherata da un'inchiesta di Al Jazeera

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La farsa dell'occidente sui "prodotti dei coloni" smascherata da un'inchiesta di Al Jazeera

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Secondo un’inchiesta firmata da Hanna Duggal per Al Jazeera, il Regno Unito ha annunciato il divieto di importazione per tutti i prodotti realizzati negli insediamenti israeliani illegali nella Cisgiordania occupata. La misura è stata stilata e presentata in Parlamento dal ministro degli Esteri Ed Miliband.

Questa decisione giunge in risposta all'intensificarsi delle violenze perpetrate dai coloni e all'espansione degli insediamenti nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est. Il blocco commerciale, destinato a entrare in vigore entro sei-nove mesi, colpirà le esportazioni provenienti dai territori occupati — tra cui datteri, olio d'oliva e altri prodotti agricoli. Miliband ha ribadito la posizione della nazione sostenendo che i cittadini britannici non intendono avallare l'occupazione acquistando tali merci nei propri negozi.

Già nel luglio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia aveva definito "illegale" l'occupazione israeliana dei territori palestinesi, seguita da una risoluzione ONU che ne chiedeva la fine entro un anno. La reazione di Tel Aviv è stata immediata, con l'annuncio di quattro "contromisure" che includono il divieto di ingresso nel Paese per 12 parlamentari britannici e la chiusura del consolato del Regno Unito a Gerusalemme.

Come si legge nel report curato da Hanna Duggal per la testata emiratina, dopo l'intervento di Miliband altri 11 Paesi (Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a sostegno della soluzione dei due Stati, confermando l'intenzione di imporre restrizioni sulle merci prodotte negli insediamenti. Spagna e Irlanda avevano già adottato divieti nazionali nei mesi precedenti, affiancate da Paesi Bassi e Belgio.

Quanto commerciano questi Paesi con Israele?

A eccezione di Canada e Regno Unito, la totalità delle nazioni che hanno adottato o stanno valutando il blocco commerciale fa parte dell'Unione Europea. Stando ai dati della Commissione Europea, l'UE si conferma il primo partner commerciale di Israele, rappresentando il 31,7% del suo commercio totale di merci nel 2025 (pari a 43,3 miliardi di euro / 50,4 miliardi di dollari). Nello specifico, l'Unione ha fornito il 33,1% delle importazioni israeliane (28 miliardi di euro) e assorbito il 29,4% delle sue esportazioni (15,3 miliardi di euro). Israele figura così al 27° posto tra i partner commerciali dell'UE, con Irlanda, Paesi Bassi e Germania in cima alla lista.

L'analisi fornita da Hanna Duggal evidenzia inoltre un rapporto del 2026 stilato dal Global Echo Litigation Center (organizzazione palestinese per i diritti umani): su circa 5.900 spedizioni partirfe da Israele verso l'Europa, oltre il 17% conteneva merci provenienti dagli insediamenti. Sebbene manchino cifre esatte relative unicamente a questo specifico flusso di merci, la quota rappresenta una frazione minima dell'interscambio totale tra UE e Israele. Ciò rende l'impatto delle sanzioni un segnale molto più politico e simbolico che strettamente economico.

I cinque principali partner commerciali europei di Israele che applicano o stanno introducendo restrizioni sono:

  • Irlanda: Nel 2025 lo scambio bilaterale ha raggiunto i 5,36 miliardi di dollari. L'Irlanda è il secondo mercato di esportazione per Israele dopo gli Stati Uniti, trainato dal comparto tecnologico (semiconduttori e circuiti integrati).

  • Paesi Bassi: Il commercio bilaterale ha toccato quota 4,8 miliardi di dollari nel 2025. I Paesi Bassi rappresentano anche il principale investitore estero in Israele, assorbendo circa due terzi di tutti gli investimenti UE nel Paese.

  • Regno Unito: Secondo i dati UN Comtrade, l'interscambio bilaterale ha toccato i 3,73 miliardi di dollari nel 2025. Un'ulteriore indagine giornalistica ha rivelato che almeno 17 aziende collegate agli insediamenti illegali mantengono contratti con il settore pubblico britannico per un valore superiore a 2,1 miliardi di sterline (2,85 miliardi di dollari).

  • Francia: Nel 2025 gli scambi commerciali si sono attestati a 3,62 miliardi di dollari, guidati in gran parte da licenze di esportazione per tecnologie militari e di sorveglianza.

  • Spagna: L'interscambio bilaterale ha raggiunto i 2,79 miliardi di dollari nel 2025. Nel settembre dello stesso anno, Madrid ha formalizzato il divieto di importazione dalle colonie illegali nei territori occupati e bloccato il commercio di armi.

Cosa sono gli insediamenti israeliani?

Gli insediamenti sono comunità riservate alla sola popolazione ebraica, edificate su terre palestinesi. Queste strutture sono considerate illegali dal diritto internazionale in quanto violano la Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta a una potenza occupante di trasferire i propri cittadini nei territori occupati.

A distanza di decenni dagli Accordi di Oslo del 1993 — che avrebbero dovuto tracciare il percorso verso la pace e l'autonomia palestinese —, l'espansione dei coloni non si è arrestata. Se all'epoca si contavano circa 270.000 coloni nei territori occupati, oggi la cifra oscilla tra le 600.000 e le 750.000 persone (circa il 10% della popolazione ebraica di Israele), distribuite in circa 250 insediamenti tra la Cisgiordania occupata e Gerusalemme Est.

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