La democrazia occidentale è in crisi? Perché il modello economico cinese oggi sfida le nostre certezze

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La democrazia occidentale è in crisi? Perché il modello economico cinese oggi sfida le nostre certezze

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di Michele Blanco
 
Importante  trarre alcune considerazioni dalla inutile missione diplomatica di Trump in Cina, sembra, in una prima analisi superficiale, evidente che ne escono ridimensionati non soltanto gli Stati Uniti, ma tutti i Paesi dell' Occidente.
 
Nell'attuale contesto internazionale il confronto con la Cina di Xi Jinping lascia trasparire molti aspetti della crisi della stessa nostra democrazia liberale, a cui  noi tutti ci siamo affidati e che è diventata, di fatto, l'espressione di una forma di autoritarismo postdemocratico che sembra senza sbocco e incapace di pensare al benessere diffuso tra tutti nel prossimo futuro. Infatti ci sembra  sempre  piu  evidente che nei Paesi occidentali ci si accontenta di una concezione solo puramente formale della democrazia. In Italia, in Francia o negli USA c'è effettivamente il pluripartitismo, mentre in Cina vige un sistema monopartitico, anche se Pino Arlacchi ci spiega che è  caratterizzato da una notevole meritocrazia, che nella nostra cultura è considerato sinonimo di dittatura.
 
Bisognerebbe però avere il coraggio di chiedersi se il nostro multipartitismo oggi sia veramente democratico, più duttile e politicamente aperto del monopartitismo cinese. Ancora più coraggio ci vorrebbe per chiedersi sinceramente quanto il nostro sistema politico sia in grado di fare gli interessi dell' intera collettività, invece di fare gli interessi di sempre piu piccole oligarchie composte da pochissimi supericchi.
 
In realtà, quindi, in tutti i Paesi occidentali,  è passata, sempre piu, l'idea che gli interessi del grande capitale coincidano con quelli di tutti i cittadini. Sulla scia di questa concezione, in Italia, ma non è l'unico caso, alcune posizioni politiche, soprattutto neoloberiste in economia, sono state assunte come dogma assoluto e indiscutibile, una sorta di ideologia predominante in modo assoluto.
 
L'economia di mercato è un dato di fatto che non ammette nessuna discussione, nessun rilievo critico, è vista in modo consustanziale a quella che noi chiamiamo democrazia. Qualsiasi forza politica che si propone di metterne in discussione il primato assoluto o che avanza anche una minima richiesta di limitazione delle grandi disuguaglianze viene bollata come assurda, statalista e dunque condannata, privata di possibilità 
d'espressine e cittadinanza.
 
In Italia il fanatismo di queste idee ultraliberiste in economia è tale che lo stesso centrista e moderatissimo centrosinistra trainato dal PD di Elly Schlein è osteggiato con una grande ferocia dai difensori dell'economia neoliberale, che per questo arrivano a tramare per farla fuori e sostituirla con Silvia Salis, fotogenica sindaca di Genova e dal passato politico centrista e molto vicina a renzi, secondo molti anche vicina al partito neoliberale  di Forza Italia.
 
L'ipotesi in verità  molto ipotetica, che, in caso di vittoria, il centrosinistra introduca una qualche giustissima forma di ridistribuzione della ricchezza, come era stato il reddito di cittadinanza, o qualche elemento di pianificazione della produzione, come in passato proposto da Bersani, provoca nei tanti difensori della ricchezza per pochi un sentimento di orrore supremo, che giustifica addirittura la defenestrazione della moderatissima Schlein come segretaria del PD.
E del resto ricordiamoci che la caduta del governo Conte II, non certo un governo di  estremisti di sinistra e statalisti fautori di grandi tassazioni per i ricchi, è avvenuta perché questi stessi centri di potere non potevano minimamente tollerare che PD e 5stelle, che sono  partiti moderati e non estremisti fautori della collettivazione delle ricchezze,  gestissero i finanziamenti del PNRR ottenuto dall'Europa, proprio grazie alla mediazione dell'allora presidente del consiglio Conte.
 
Questi liberisti assoluti pur di dominare e controllare fino all'ultimo centesimo della spesa pubblica sono disposti veramente a tutto.
In questo contesto il sistema politico-economico cinese esprime indubbiamente una politica molto diversa dalla nostra. Secondo i nostri canoni è un sistema dispotico. Il fatto stesso che però riesca ad essere completamente autonomo dal grande capitale finanziario internazionale e che anzi offra margini alla funzione dell'economia di mercato solo entro determinati limiti, ovvero nella misura in cui questa non contrasta con gli interessi nazionali e di una costante redistribuzione della ricchezza per più persone possibile, lo rende in realtà più accettabile, dal punto  di  vista  economico,  o comunque più vicino agli interessi della collettività, e cioè del "demos", di quanto lo siano le nostre democrazie, che sempre più,  sono plutocrazie cioè un sistema in cui il potere politico ed economico è concentrato nelle mani di pochi individui o gruppi detentori di enormi ricchezze (l'alta finanza e le grandi industrie).
 
Il confronto tra Xi e Trump mi sembra che allora evidenzi con chiarezza estrema il tracollo della nostra democrazia liberale, o plutocrazia, incapace di dotarsi di obiettivi a favore del benessere collettivo, che non siano interni agli stessi interessi dei detentori del capitale. Del resto lo vediamo abbastanza facilmente. Il nostro sistema politico non sa esprimere più nessun ideale di progresso in materia di lavoro, salute, istruzione, previdenza sociale, lotta alle povertà e assistenza ai bisognosi. Nulla di nulla. Non sa darsi nessuna speranza di benessere  diffuso o meta ideale per migliorare le condizioni di vita delle persone.
 
Non è in grado di promettere o cercare nessun miglioramento delle condizionidi vita di milioni di persone che sono in povertà o che rischiano concretamente andarci. Anzi, minaccia continuamente di tagliare, ancora di più,  tutte le tutele sociali, del lavoro e tagliare del tutto  le spese sanitarie e per l'istruzione. Molti di noi, la stragrande maggioranza, vivono nell'assoluta certezza che la nostra condizione di vita economica e sociale peggiorerà. E viviamo tutto questo proprio mentre sono aumentati nel nostro Occidente gli ultramiliardari.
 
Lo spettro di tolleranza delle idee che riesce ad esprimere la nostra nobile "democrazia" è oramai così ristretto, così chiuso da essere diventato di fatto un sistema dominato da un partito unico neoliberista e guerrafondaio nascosto che non ha nemmeno il coraggio di esprimersi con il proprio volto, lo fa indistintamente in Italia con tutti gli ultimi governi sia di centrosinistra,  che centrodestra o tecnici. Questo partito unico neoliberale ha imposto anche in Europa una feroce dittatura del capitale finanziario e che coltiva solo e costantemente gli interessi dei pochi ultraricchi contro i molti, cioè il 99 per cento della popolazione,  ovvero contro il demos.
 
Tutto qusto può non piacere ma nella realtà degli ultimi decenni in Cina accade il contrario, dove solo in 30 anni 800 milioni di persone sono usciti completamente dalla povertà e nei prossimi anni l'intera popolazione della Repubblica Popolare cinese vivrà in condizioni economiche e sociali molto al di sopra di quanto possiamo immaginare. Chiunque ha visitato la Cina negli ultimi anni è rimasto sbalordito da quello che ha visto che non corrisponde assolutamente a quello che ci dicono i mass media mainstream occidentali.
 
Vorrei concludere,  per evitare equivoci, che personalmente sono un assoluto fautore della democrazia partecipativa, sono un grande sostenitore dello Stato democratico di diritto sociale, dove i cittadini tutti ben istruiti e correttamente informati da mass media imparziali possano con la partecipazione democratica decidere il loro futuro.  

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