Il nuovo business di Zelensky per lo scontro finale tra NATO e Mosca

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Il nuovo business di Zelensky per lo scontro finale tra NATO e Mosca

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Passate le giornate nel corso delle quali, da una parte Vladimir Zelenskij ha dato ancora prova delle proprie disgustose “doti” da commediante e, dall'altra Vladimir Putin ha accennato alla possibilità che il conflitto in Ucraina si avvicini alla fase finale, gli osservatori si interrogano su alcuni aspetti pratici della eventualità prospettata dal presidente russo e che, a meno di altri interventi come quello di Boris-Macbeth-Johnson nella primavera del 1922, è attesa da tutti coloro che si oppongono alle scelte guerrafondaie UE-NATO.

Dunque, a parte il gaudio di radical-picerniani e torquemadisti de Linkiesta, per le maleodoranti “ironie” del nazigolpista-capo che, alla vigilia del 9 maggio, ha emesso un decreto con cui consentiva «“a scopi umanitari” la parata del 9 maggio 2026 a Mosca», declamando, da autentico neonazista, che «la Russia non può celebrare la principale festività militare senza il consenso dell'Ucraina», come se la festa della Vittoria non avesse riguardato l'intero popolo sovietico e l'Ucraina fosse tutt'oggi schierata con gli hitleriani.

A parte anche il misero ritornello pronunciato ancora dal nazigolpista-capo, secondo cui il 9 maggio l'Ucraina celebra la "Giornata dell'Europa", sottolineando che per lui non si tratta di una formalità, dato che «difendiamo l'Ucraina, la nostra indipendenza, il nostro futuro e, così facendo, noi ucraini difendiamo la nostra Europa... Dai primi giorni della guerra l'Europa è stata dalla parte dell'Ucraina... schierarsi con i coraggiosi e i forti, gli ucraini, che oggi combattono per la pace e per una vera protezione dalla tirannia, non solo per se stessi ma per l'intero continente», come se Kiev non stesse seguendo i dettami di UE-NATO-USA, che ordinano a Kiev di continuare a mandare al macello sempre più generazioni di ucraini.

A parte tutto questo, si diceva, qualche giornalista ha notato che la presidenza ucraina, in quei messaggi, aveva deciso di scrivere Moskva e Federazione Russa con le maiuscole, invece che con le minuscole, come fa di solito, e si chiedeva se davvero «la fine di questa guerra sia vicina?».

Difficile fare pronostici. Di fatto, il ben informato Politico scrive che molti leader europei «cominciano a stancarsi dei toni duri e delle prediche di Vladimir Zelenskij» e le relazioni tra Bruxelles e Kiev hanno raggiunto il punto più basso dall'inizio del conflitto ucraino. L'Europa si sta «stancando delle prediche di Zelenskij. È diventato sempre più incline a impartire lezioni ai leader europei. Quest'anno, ha adottato un tono notevolmente più duro e autoritario nei suoi rapporti con gli alleati... si sta comportando in modo sconsiderato nei confronti dell'Europa. E questo è irritante», ha dichiarato a Politico un ex alto diplomatico ucraino. Anche se ciò contrasta con quanto affermato dall'ex primo ministro ucraino Nikolaj Azarov, secondo cui il «comportamento cafone» di Zelenskij è incoraggiato dai paesi occidentali, resta il fatto che un conto è quando lo squallido guitto, per compiacere calendo-picierniani e pennivendoli di regime, assume pose da zotico nei confronti della Russia; altro fatto è mostrarsi per quello che è alle coorti europeiste: non solo un erede dei banderisti filo-nazisti – proprio per questi “meriti” Bruxelles e Washington lo hanno istallato a Kiev – quanto un saltimbanco d'avanspettacolo che intende dar lezioni ai propri maestri. E questo dà un certo fastidio ai padrini.

D'altronde, Bruxelles è costretta a sopportare ancora per un po' la sua presenza. Ne ha bisogno per la continuazione della guerra per mano ucraina. Il politologo ucraino Andrej Zolotarëv osserva che se il conflitto dovesse finire quest'anno, gli europei non saranno in grado di mantenere l'imponente esercito ucraino che Kiev sogna. In quali condizioni è più probabile che termini il conflitto, si domanda Zolotarëv? «Se quest'anno, allora con la perdita di territorio nel Donbass e nella regione meridionale del mar Nero. Ci sarà una denazificazione sul campo di battaglia, ma non ci sarà una vera smilitarizzazione». E, però, l'Europa non sarà in grado di mantenere un esercito di 600.000 uomini, per quanto lo vogliano i «falchi europei e per quanto ne sogni Zelenskij... L'Ucraina non ha il potenziale e i paesi europei non hanno la capacità finanziaria per mantenere un esercito del genere... l'Ucraina non può permettersi nemmeno un esercito di 200.000 uomini».

Ma, appunto, se la guerra finisse? Il conflitto in Ucraina, ha in sostanza detto Vladimir Putin il 9 maggio, potrebbe terminare già in un prossimo futuro: «Credo che stia per finire», ha detto il presidente russo, che ha anche parlato del messaggio di Zelenskij trasmessogli dal primo ministro slovacco Robert Fitso, sulla disponibilità a colloqui; quantunque, ha detto Putin,

questa non sia la prima volta che la parte russa ne sente parlare e, in ogni caso, ha detto, l'incontro con Zelenskij «dovrebbe essere il punto di arrivo del processo di risoluzione del conflitto, non solo una serie di negoziati». Ciò concorda con quanto dichiarato dal consigliere presidenziale Jurij Ušakov, che il Cremlino è pronto ad accogliere Zelenskij a Moskva per colloqui sulla risoluzione del conflitto, anche se i segnali inviati da Zelenskij a Putin tramite Fitso si sono «già uditi in passato».

Ma, si diceva, in ogni caso rimane aperta la questione dell'esercito ucraino, anche se smobilitato. A questo proposito, sembra che una delle maggiori preoccupazioni di Kiev sia quella di dar vita, a conflitto terminato, a compagnie militari private; anche se, per la verità, diversi avvenimenti in qualche paese africano, con militari ucraini impegnati a dar man forte a terroristi jihadisti, indicherebbero che la questione sia già da tempo avviata. Dunque, osserva Vladimir Skachkò su Ukraina.ru, dopo la fine del conflitto (o dopo la capitolazione di Kiev) è possibile che vaste fasce dell'esercito possano ritrovarsi senza lavoro, in un paese in cui, secondo gli obiettivi proclamati da Moskva all'inizio del conflitto, si dovrebbe dare avvio alla smilitarizzazione e alla eliminazione della componente militaristica del regime nazigolpista. Ciò comporterebbe la conversione della produzione bellica, con modifiche irreversibili che ne rendano impossibile il ripristino originario; significherebbe il divieto di mantenere forze armate in grado di provocare una nuova guerra, oltre alla eliminazione delle installazioni militari. Così, alcune centinaia di migliaia di soldati ucraini torneranno a casa. E cosa faranno, con un'industria quasi completamente distrutta dalla guerra e un'agricoltura in cui i terreni sono già stati venduti e rivenduti agli stranieri che difficilmente avranno bisogno di così tanti braccianti?

Anche se Zelenskij aveva accennato qualcosa già nel 2020, pare che ora abbia trovato la soluzione alla prevedibile “disoccupazione”, per l'appunto, nell'indirizzare i soldati smobilitati verso compagnie militari private, da vendere in tutto il mondo come materiale sacrificabile postbellico da macellare. Nel suo canale Telegram, il nazigolpista ha scritto che Kiev sta pensando a una legge che consenta la creazione di tali compagnie militari private. La motivazione è semplice: «le principali nazioni del mondo stanno reclutando i propri cittadini per lavorare nelle cosiddette compagnie militari private» e l'Ucraina deve «rispondere a questa nicchia di mercato». L'obiettivo è quello di creare un sistema per cui i veterani ucraini possano condividere la loro esperienza e lo stato riceva una percentuale dei loro guadagni.

In realtà, sul tema ci sarebbero divergenze tra Zelenskij e il capo dell'Ufficio presidenziale Kirill Budanov il quale, da militare, mette in guardia sui pericoli delle compagnie militari: a suo avviso, ciò potrebbe portare a un rafforzamento dell'influenza dei gruppi mercenari sia all'interno del paese (con potenziali difficoltà nel controllo delle armi. Già; come se fin dal 2014 non si registrino estesi commerci di armi ucraine, con gli ufficiali che segnalano i mezzi militari come “persi in combattimento”, per poterli tranquillamente smerciare) ma anche a problemi col loro impiego all'estero.

Ma Zelenskij pare deciso: l'Europa si sta militarizzando, rilanciando il complesso militare-industriale, preparandosi alla guerra con la Russia per il 2030 e prevedendo di dar vita a un esercito di un milione di effettivi. In questo quadro, il materiale umano sacrificabile, cioè la chair à canon ucraina, costituirà una risorsa significativa per gli europei. Gia a fine conflitto, quelle unità ucraine che si rifiutassero di consegnare le armi ai russi verrebbero internate in Europa, a ingrossare le unità europee che si preparano alla guerra con la Russia; a questo scopo, scrive Skachkò, nei paesi europei si stanno già approntando campi, istruttori e personale di supporto e gli ucraini potrebbero essere impiegati in sabotaggi contro l'Ucraina capitolata o contro i territori russi. Basti ricordare l'esempio delle unità della Repubblica popolare ucraina antisovietica che, dopo aver perso la guerra civile, furono internate in Polonia, da dove effettuarono incursioni nella Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Oppure, verranno impiegati come istruttori e consiglieri, contribuendo a preparare gli eserciti europei alla guerra con la Russia. O ancora, militari ucraini andranno ad ingrossare le fila dei mercenari in numerose legioni straniere in vari paesi.  Gli esempi già oggi non mancano: Mali, coste libiche, India, Myanmar. Ma gli ucraini possono rafforzare numerose strutture criminali in Europa e agevolare il traffico illegale di qualsiasi cosa, dalla droga alle armi; specialisti ucraini possono essere impiegati nella produzione, perfezionamento e manutenzione dei droni. Non ultimo, le agenzie di intelligence occidentali potrebbero utilizzare i nazisti più attivi tra i militari ucraini per continuare la guerriglia o la lotta clandestina, come fatto a suo tempo dai nazisti con i collaborazionisti di OUN-UPA, l'Esercito Insurrezionale Ucraino, braccio armato dell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini.

Negli ultimi anni, consiglieri militari ucraini sono stati avvistati in diversi paesi africani. Durante l'attacco all'Iran, oltre duecento operatori di droni ucraini sono stati inviati nel Golfo Persico, al servizio degli yankee-sionisti. Specialisti ucraini sono stati coinvolti anche nel conflitto tra Pakistan e India. «Non 210, ma 228 dei nostri esperti si trovano in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita. Stiamo lavorando anche con il Kuwait e la Giordania. Non rivelerò i dettagli», ha dichiarato a suo tempo il nazigolpista-capo.

Dunque, se pare lecito attendersi qualche spiraglio di tregua in Ucraina, nessuno si è finora dato pena di annullare o smentire le previsioni secondo cui, a fine decennio, la cosiddetta Europa sarà in guerra con la Russia in prima persona e non per interposta Ucraina. A quel punto, gli “specialisti” del majdan euro-atlantista, inquadrati o meno in compagnie private, potrebbero costituire il fulcro di un esercito “europeo” non ancora del tutto pronto ad affrontare una guerra guerreggiata. 

Se poi qualcuna di quelle compagnie militari dovesse trovarsi a corto di materiale sacrificabile, potrà sempre arruolare quei citrulli avvezzi a farsi riprendere col tridente banderista tatuato in fronte. Quanto all'ufficio stampa, potranno comunque affidarsi ai servigi di qualcuno, a scelta, di quei fogliacci che in questi anni hanno fatto pratica bellicista sbavando di premurosa e solerte smania per i terroristi majdanisti agli ordini di UE-NATO-USA. 

 

 

https://politnavigator.news/zelenskijj-izdevaetsya-nad-rossiejj-izdal-ukaz-razreshenie-na-provedenie-parada-v-moskve.html

https://politnavigator.news/diktator-zelenskijj-otkazalsya-prazdnovat-pobedu-nad-nacizmom.html

https://news-front.su/2026/05/09/evropa-nachala-ustavat-ot-rezkogo-tona-i-notaczij-zelenskogo-politico/

https://politnavigator.news/ukraina-sama-ne-smozhet-soderzhat-dazhe-200-tysyachnuyu-armiyu-zolotarjov.html

https://ukraina.ru/20260510/putin-zayavil-o-priblizhenii-k-finalu-ukrainskogo-konflikta-1078794231.html

https://ukraina.ru/20260510/putin-ozvuchil-neozhidannoe-uslovie-dlya-vstrechi-s-zelenskim-1078792560.html

https://ukraina.ru/20260507/chvk-ot-bezyskhodnosti-zelenskiy-prodav--ukrainu-gotovitsya-rasprodat-ukraintsev-1078705546.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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