Contro il turismo bulimico, per la comunità: Arianna Porcelli Safonov e la satira del presente

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Contro il turismo bulimico, per la comunità: Arianna Porcelli Safonov e la satira del presente

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di Angela Fais per l'AntiDiplomatico

 

Scenari “fantozziani” di vacanze da incubo, diventati virali questa estate, hanno immortalato centinaia e centinaia di turisti in fila ore e ore per un bombolone o per fare un selfie su uno sfondo panoramico, ci hanno profondamente traumatizzato.

Sono stati lo spunto per una chiacchierata divertente e alcune riflessioni profonde con Arianna Porcelli Safonov sul turismo e sul valore della satira.

Autrice di libri e monologhi teatrali, laureata in Lettere e Filosofia, ha vissuto a New York, Madrid, Roma.

Ha lavorato per 10 anni nell’organizzazione di eventi internazionali sino al 2010, quando ha scelto di dedicarsi alla scrittura e alla scena. Per Fazi Editore ha pubblicato “Fottuta Campagna” nel 2016 e ”Storie di Matti, e nel 2017 con Baldini+Castoldi il suo ultimo libro “Nostalgia dei Dinosauri”.

Con l’occasione ricordiamo l’appuntamento del 28 settembre al Teatro Romano di Verona con “Technocatechismo. Nuovi patterns ritmici in aiuto alla spiritualità occidentale”, spettacolo che racconta del bisogno, decisamente umano, di credere in qualcosa.

“In Technocatechismo - ci racconta - si guarda alla tecnologia come nuova forma di ritualità: notifiche, smartphone e algoritmi diventano le liturgie quotidiane di una società che forse ha smesso di pregare, ma continua a controllare lo schermo compulsivamente”.

 

Le abbiamo chiesto se le immagini di quest’estate, di cui si diceva poc’anzi, le avessero ispirato qualche visione particolare…

“Più che una visione, credo di poter dire con sollievo che stavolta possiedo una non-visione, visto che godo della circostanza miracolosa di non aver avuto occasione di vedere questo scempio su nessun social o giornale. Cerco sempre di far attenzione a dove metto i piedi, ma anche gli occhi. Sono convinta che una buona igiene mentale, passi anche attraverso l’astinenza dalla visione di queste sfumature involutive o perlomeno di una piccola percentuale di queste. Neanche il lavoro umoristico può trarre giovamento da certe cose, che tanto la creatività è in grado creare mostri simili a quelli che esistono nella realtà. Sono dunque profondamente a favore di un’autocensura preventiva che dobbiamo imporci come spettatori o lettori”, conclude Arianna.

 

Quale potrebbe essere l’identikit di questo tipo di turista? Come vive durante tutto l’anno chi poi per rilassarsi sceglie delle vacanze del genere?

“Immagino sia vittima di un sistema che lo porta alla massima resistenza delle sue capacità di sopravvivenza, in termini economici, di qualità di vita e persino di alimentazione. Dunque, il poco tempo libero viene poi utilizzato per stordirsi, anziché nutrirsi, attraverso il consumo disordinato, la bulimia dello schermo e l’abbrutimento dei propri passatempi. La tragedia è che non si tratta di una scelta individuale ma di una corrente magmatica che trasporta tutti coloro che hanno perduto, loro malgrado, la capacità di preservare e sviluppare una propria identità, in contrasto con la proposta circostante”.

 

Dagli gli anni 50’ agli anni 80’ l’ élite e la classe media, per una serie di ragioni legate anche al modello economico vigente, hanno preferito vivere fuori dal centro città. Si diffonde il desiderio di spazi verdi, case monofamiliari e contesti più sicuri e silenziosi. E’ l’ ‘American Dream’.  Adesso però si assiste all'inurbamento delle elites e le città, a seguito dei processi di gentrificazione, sono diventate luoghi per ricchi e anche per turisti. Così si stanno progressivamente svuotando dei residenti, sia ceto medio che i meno abbienti, costretti a emigrare nelle periferie….

“Nel frattempo, anche le disgraziate campagne mal sopportano l’arrivo dei ricchi in cerca di un buen retiro che, per sua stessa configurazione, diventa una soluzione abitativa che non si integra nell’ambiente circostante, non si adatta a ciò che trova ma diventa una cellula della città abbandonata solo dal punto di vista catastale ma non come rinuncia ai suoi servizi. Dunque i sentieri di campagna sono invasi dai furgoni dei corrieri per poter avere ogni lusso, godendo dei boschi. Qualsiasi prodotto diventa reperibile a discapito della stagionalità e i borghi antichi diventano le rappresentazioni in miniatura di un sistema che recupera l’ordine delle caste in cui, anziché creare nuove comunità, si crea distanza fra gli autoctoni e i forestieri. In tal senso, a mio avviso, la città diviene paradossalmente un centro dove praticare la speranza, per chi decide di rimanere e di puntare tutto sulla forza del quartiere”.

 

Si, è un vero e proprio esercizio di resistenza. I quartieri popolari, infatti, diventano zone alla moda colonizzate, ‘piagate’ dai radical chic, dove se cerchi una ferramenta trovi solo bistrot e concept store…

“La campagna oggi è sempre una scelta di lusso, come detto. La periferia il luogo ibrido in cui ricadono tanti giovani e tante famiglie che perdono la sfida contro la città ma non hanno l’opportunità di poter organizzare il proprio tempo per vivere in Appennino. Certamente però, nonostante i radical chic abbiano la grande colpa di immaginare, ad esempio, che la cultura indipendente sia un lusso da tenersi stretti in termini di opportunità di lavoro, non credo siano responsabili della crisi dell’artigianato. Il piccolo esercente, l’artigiano non possono sopravvivere solo grazie al contributo del consumatore privato, se Stato e grandi aziende multinazionali li hanno da tempo, condannati a morte”.

 

A proposito di Transumansia, il trekking letterario tra i boschi dell’Appennino che tu hai creato, puoi raccontarci come nasce ?

“L’idea è di grande semplicità: andare a camminare col pubblico su sentieri appenninici. Niente di più. E’ un desiderio che nasce soltanto dalla gioia di condividere il mio grande amore per la spina dorsale d’Italia con le persone che raggiungono il mio lavoro e che non conosco. Mi sembra opportuno ed utile in questa epoca, cercare di creare col mio pubblico un dialogo piuttosto che un monologo, incentivare un incontro in cui potersi scambiare idee, conoscersi, aggregarsi e rispondere all’esigenza umana di far comunità specialmente in questo momento in cui si parla di community scambiandola, appunto, per C omunità. Durante il Covid ho mappato assieme alla guida, e amico, Jean Marc Janssen, diversi anelli da otto chilometri e ho invitato il pubblico a partecipare per camminare con noi ed ascoltare una selezione di passi dedicati al grande tema del cambio vita città-campagna, trattato da scrittori e pensatori che amo. Tra questi c’è ovviamente Adriana Zarri ma anche Thoreau, c’è Muirr e Calamandrei. E poi - per alleggerire un po’ - c’è “Fottuta Campagna”, il piccolo libro scritto per raccontare i miei sette anni in un borgo con dieci abitanti”.

 

Perchè la campagna è ‘fottuta’?

“Già in parte spiegato sopra, le zone rurali autentiche non sono luoghi dove basta il denaro per adattarsi. La campagna è “fottuta” perché, quando ti accoglie ed è realmente incontaminata, di obbliga ad un incontro impietoso con te stesso e con la propria integrità, ti costringe a tornare al centro delle cose, ad accorgerti del tempo misurandolo con le asperità delle stagioni, non con google calendar e le sue slots”.

 

In transumAnsia c’è il rimando alla transumanza appunto ma c’è anche l’ansia… Puoi dirci?

“Si tratta di un gioco piuttosto banale per lasciare intendere che quando intraprendiamo un cammino per arrivare, a qualsiasi costo, da un posto ad un altro, dalla città alla campagna, dalla casa dei nostri natali ad una casa dall’altra parte del mondo, da una relazione tossica alla solitudine, c’è sempre un momento in cui con noi passeggiano ansia e coraggio, tenendosi per mano. Nel caso di questi nostri appuntamenti, c’è anche la fatica. Non so neanch’io se consigliarvelo”.

 

Mentre oggi vanno per la maggiore le liste dei luoghi da visitare in viaggio, ci vorrebbe una Guida ai posti dove non andare, come racconti in un tuo monologo…

“Sarebbe forse il vero consiglio che serve oggi: cosa evitare! Luoghi affollati, ristoranti dov’è andata la Ferragni, isole vergini deflorate, hotel che in foto sembrano stupendi ma poi arrivi e ti sembrano usciti dalle pagine di Stephen King. La guida al contrario che ho immaginato in quel monologo non è una selezione di recensioni ma una pubblicazione redatta da esperti che anziché farsi pagare oppure ospitare, vengono sostenuti dal loro editore per occuparsi del vero destinatario del loro lavoro: il lettore”.

 

In una società totalitaria come quella neoliberale non dobbiamo stupirci se anche le vacanze siano standardizzate, 'omologate', uguali per tutti: esperienze democraticamente alienanti. Sappiamo però che la resistenza alberga già da sempre nel cuore del potere, in questo senso ridere può essere una forma di resistenza? Ridendo possiamo contestare questo ‘fottuto’ mondo?

"La satira è utile non tanto finché viene consentita da un governo ma fin quando viene compresa da chi la ascolta. Il mio più grande timore è che si possa perdere quel pistone che si trova fra le nostre sinapsi  e che entra in funzione quando una provocazione, un paradosso, un’iperbole vengono lanciate in aria per essere accolte ed aprirsi come ventagli per offrire mille punti di vista in più di quelli che immaginavamo possibili, persino su un fatto di attualità”.

Angela Fais

Angela Fais

Laureata in filosofia del linguaggio alla Sapienza di Roma e Dottoressa in psicologia scrive per varie riviste e collabora con l'Antidiplomatico

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