Cisgiordania, escalation senza precedenti: cresce la violenza dei coloni con il sostegno dell’esercito israeliano

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Cisgiordania, escalation senza precedenti: cresce la violenza dei coloni con il sostegno dell’esercito israeliano

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La Cisgiordania occupata vive un nuovo picco di violenza che conferma un trend ormai strutturale: l’uso sistematico della forza da parte dell’esercito israeliano e la crescente aggressività dei coloni stanno ridisegnando la geografia del territorio palestinese attraverso espulsioni, assedi locali e distruzione della capacità civile. In questi giorni, l’ennesima incursione israeliana nella zona agricola di al-Rashayda, vicino Betlemme, ha colpito decine di contadini con gas lacrimogeni e munizioni vere mentre lavoravano nei campi. I soldati hanno sequestrato attrezzature agricole e impedito ai residenti di accedere alle proprie terre. Episodi analoghi si ripetono da settimane, configurando — secondo i leader locali — una strategia esplicita di pressione per svuotare l’area e spianare il terreno all’espansione coloniale. Il caso più drammatico resta quello del bambino Aysam Jihad Labib Naser, morto dopo un mese di sofferenza in seguito all’inalazione di gas lacrimogeno sparato da truppe israeliane mentre raccoglieva olive con la famiglia.

Non si tratta di un’eccezione: dall’inizio del 2025, 47 minori palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania da colpi o operazioni israeliane — un dato che da solo rappresenta un quinto delle morti palestinesi nel territorio. Parallelamente, la repressione colpisce settori vitali della società palestinese. Un nuovo rapporto di Healthcare Workers Watch denuncia che 95 operatori sanitari palestinesi sono detenuti da Israele: 80 dalla Striscia di Gaza e 15 dalla Cisgiordania.

Cinque sono morti in custodia e altri cinque risultano scomparsi. Fra i detenuti figura anche il pediatra Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, trattenuto senza processo sotto la legge israeliana sugli “unlawful combatants”. A fornire un quadro di insieme è l’Ufficio ONU per i Diritti Umani (OHCHR), che parla apertamente di un aumento “aberrante” degli attacchi dei coloni, spesso con la complicità — o la passiva tolleranza — delle forze israeliane. Solo in ottobre si sono registrati oltre 2.300 attacchi contro palestinesi, con più di 15.000 alberi distrutti e nuove fasi di demolizioni che, secondo l’ONU, puntano a consolidare una “annessione de facto”.

L’OHCHR ribadisce che Israele, in quanto potenza occupante, ha l’obbligo di proteggere la popolazione civile. Ma l’approvazione di 5.667 nuove unità abitative nei coloniati — un record storico — suggerisce una direzione opposta: più espansione, più violenza, più sfollamenti forzati. La comunità internazionale resta a guardare, mentre sul terreno si consuma una routine fatta di gas, arresti, confische e terre bruciate. Una routine che, giorno dopo giorno, erode la possibilità stessa di una vita palestinese dignitosa sulla propria terra.


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