Caporalato digitale e algoritmi: le nuove norme del Governo sono solo 'una pezza peggiore del buco

1797
Caporalato digitale e algoritmi: le nuove norme del Governo sono solo 'una pezza peggiore del buco

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

di Federico Giusti

Il Consiglio dei Ministri, ha approvato, a pochi giorni dal 1 Maggio, il decreto-legge con cui vorrebbero imprimere una svolta decisiva al mondo del lavoro con nome contro il caporalato digitale, per il salario giusto e incentivando l’occupazione

Partiamo dal nodo delle risorse, il Governo stanzia poco più di 900 milioni di euro, una cifra senza dubbio ragguardevole ma sono proprio le finalità a lasciarci a dir poco perplessi, siamo davanti a formule dimostratesi inadeguate come quelle che ritengono gli incentivi alle imprese la strada da percorrere per favorire l'occupazione. Nel testo si prevede fino a 500 euro per 24 mesi per le trasformazioni dei rapporti di lavoro effettuate dal 1° agosto al 31 dicembre 2026. A  una prima lettura potremmo pensare a un Governo attento ai giovani e ai precari, leggendo con attenzione scaturiscono non pochi dubbi sui reali intenti dell'Esecutivo o la scelta di soluzioni che si rieleveranno assai fragili.

 Andiamo avanti non con interventi strutturali ma attraverso le politiche temporanee dei bonus, se il mercato del lavoro non è inclusivo dovremmo chiederci innanzitutto quali siano i punti deboli sui quali intervenire, al contrario si pensa ai bonus, a incentivi destinati alle imprese attraverso esoneri contributivi fino al 100 per cento per 24 mesi per assumere lavoratrici svantaggiate, bonus per le le aree degradate ed economicamente in crisi da tempo.

Dopo anni di sgravi fiscali alle imprese, di detassazioni dei premi i risultati ottenuti non sono dei migliori, a guadagnarci sono stati i datori e in misura assai minore lavoratori e lavoratrici, lo Stato al contempo ha rinunciato a sicure entrate che poi mancano al welfare.

Si pensa che i bonus siano la soluzione migliore per un mercato del lavoro nel quale mancano professionalità , conoscenze diffuse, basterebbe ricordare che il boom degli occupati riguarda la fascia di età tra i 50 e i 59 anni mentre gli under 30 per i quali gli investimenti formativi sono inadeguati registra dati occupazionali preoccupanti. Rispetto a un anno fa poi la fascia di età tra i 35 i 49 anni perde 267 mila unità lavorative, sono i risultati di politiche errate e di un ottimismo insensato rispetto a dati parziali tanto che l'Eurostat ammette la crescita occupazionale italiana riconoscendo al contempo che quanto a numeri effettivi siamo ultimi in Europa.

 Proviamo a sviluppare il nostro ragionamento in pochi punti.

 I bonus servono all'occupazione? Servono forse se l'economia tira e cresce in misura maggiore dei dati previsti anche dal Dpef, se gli investimenti in Ricerca e Sviluppo sono maggiori di quelli certificati, se ci sono settori dell'economia trainanti. Se invece l'economia sta in difficoltà serie una azienda alla prese con un futuro incerto prima di effettuare assunzioni a tempo indeterminato ci penserà due o tre volte e alla fine potrebbe ricorrere a contratti interinali e a tempo determinato. Negli anni sessanta, trainavano alcuni mercati, dalle auto agli elettrodomestici, dalle due ruote alla manifattura, in quegli anni i tassi di crescita economici erano ben diversi da quelli odierni, la richiesta di personale era diffusa come forte l'impegno del pubblico e del privato nel promuovere dei percorsi formativi. Siamo quindi ancora dell'idea che i bonus restino la soluzione migliore per far decollare economia e occupazione?

 Come pensiamo di combattere la miseria salariale e la continua erosione del potere di acquisto?

Fino ad oggi sono stati proprio i bassi salari a rappresentare il cavallo di battaglia dell'imprenditoria italica, i fattori di competizione se dipendono dal ridotto costo del lavoro in pochi anni si rivelano fallimentari.

Anche in questo caso il Governo si arrampica sugli specchi nascondendosi dietro alle posizioni assunte dal CNEL,  ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, quei minimi che poi si sono dimostrati invece del tutto inconsistenti . Il dumping salariale non si contrasta in questi modi, perfino le disuguaglianze economiche nei vari comparti della Pubblica amministrazione restano le cause della perdita di migliaia di lavoratori negli enti locali e nella sanità.

Il Governo evita di stabilire per legge un salario minimo ben consapevole che oggi i contratti nazionali non assicurano equità e dignità alla dinamica salariale, in questo modo evita tuttavia contenziosi con le parti datoriali e accontenta i sindacati rappresentativi consegnando loro il monopolio della contrattazione. Il Governo non mette in discussione le norme che disciplinano i rinnovi contrattuali, il codice Ipca con cui calcolano, al ribasso, gli aumenti, provano a nascondersi dietro alla promessa di adeguare le retribuzioni  forfettariamente in misura pari al 30% della variazione dell’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato (IPCA) in caso di mancato rinnovo entro 12 mesi dalla scadenza.

Altre dovrebbero essere le soluzioni, ad esempio: abrogazione del codice Ipca che non tiene conto dei  costi energetici, sostituzione della indennità di vacanza contrattuale con aumenti reali fin dal primo mese di scadenza contrattuale.

E veniamo ad altre norme, ad esempio la lotta annunciata contro il caporalato digitale, sarebbe stato sufficiente far pagare tasse alle grandi piattaforme imponendo loro l'applicazione di contratti dignitosi, rigidi rapporti di lavoro a tempo determinato ed indeterminato. Rivoluzionarie per il Governo diventano le misure di contrasto dei noleggio degli account per l'accesso alle piattaforme solo attraverso SPID e CIE. Ancora più banale il cosiddetto diritto alla trasparenza algoritmica quando sono proprio gli algoritmi a definire forme di sfruttamento insensata della forza lavoro sancendo una sorta di moderna schiavitù attraverso l'uso padronale della tecnologia. In tempi di intelligenza artificiale la elaborazione del governo appare ben poca cosa.

E chiudiamo sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, anche in questo caso si torna ai santi vecchi, agli sgravi contributivi per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, , che (come riporta la nota stampa del  Consiglio dei Ministri9 " definisce requisiti verificabili e indicatori di performance per le organizzazioni, private e pubbliche, che scelgono di investire in modo strutturato su maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa, welfare aziendale, salute e continuità di carriera".

La pezza è peggiore del buco, da quando in qua acquisire una certificazione (nel paese degli enti formatori e delle università telematiche) diventa garanzia assoluta della salvaguardia dei diritti?

E se possibile, una parola andrebbe spesa per la previdenza complementare con la possibilità di conferire alla stessa le quote del TFR maturate nel primo semestre dell'anno 2026, l'ennesimo regalo alla seconda gamba previdenziale ma a mero discapito della prima.

Se queste sono le misure atte alla ripresa dell'occupazione i risultati saranno se non proprio nulli veramente deludenti.

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

L'esito catastrofico del vertice di Pechino di Giuseppe Masala L'esito catastrofico del vertice di Pechino

L'esito catastrofico del vertice di Pechino

Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza di Michelangelo Severgnini Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza

Ecco il piano israeliano per una nuova (imminente) Nakba a Gaza

Il turismo culturale in Cina: dall’avere all’essere   Una finestra aperta Il turismo culturale in Cina: dall’avere all’essere

Il turismo culturale in Cina: dall’avere all’essere

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

I fatti di Modena e lo "spettacolo" dei trumpisti italici di Paolo Desogus I fatti di Modena e lo "spettacolo" dei trumpisti italici

I fatti di Modena e lo "spettacolo" dei trumpisti italici

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione di Alessandro Mariani Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO di Marinella Mondaini La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO

La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO

Un governo di principianti. L'esecutivo in cerca di elemosina di Giuseppe Giannini Un governo di principianti. L'esecutivo in cerca di elemosina

Un governo di principianti. L'esecutivo in cerca di elemosina

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Coloni israeliani: lo schifo UE di Giorgio Cremaschi Coloni israeliani: lo schifo UE

Coloni israeliani: lo schifo UE

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti