Attacchi incrociati USA-Iran e il nodo di Qeshm: cosa sta succedendo davvero nello Stretto di Hormuz?
Nuove e pericolose tensioni scuotono l’Asia occidentale. Nelle ultime ore si è assistito a uno scontro diretto tra Washington e Teheran.
Lo scontro militare e il giallo della petroliera
Il Pentagono ha dichiarato di aver intercettato e abbattuto una serie di droni e missili balistici iraniani. Secondo le fonti americane, i vettori erano diretti contro le basi statunitensi in Kuwait e in Bahrein. Come contromisura, le forze USA hanno condotto attacchi definiti di "autodifesa" sull'isola iraniana di Qeshm, situata in una posizione strategica nello Stretto di Hormuz.
Di contro, la versione del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) delinea uno scenario opposto:
- La tesi iraniana: Teheran sostiene che le forze statunitensi abbiano dato il via alle ostilità colpendo una petroliera iraniana nei pressi dello Stretto di Hormuz, danneggiandone gravemente la sala macchine.
- La rappresaglia: Secondo l'IRGC, i successivi attacchi iraniani contro gli avamposti americani nella regione sarebbero stati una risposta a questa prima aggressione. L'Iran ha inoltre rivendicato un raid contro il quartier generale della Quinta Flotta statunitense in Bahrein, un'affermazione che l'esercito americano ha però smentito categoricamente.
Diplomazia e politica: i colloqui Israele-Libano e le primarie USA
Nonostante l'inasprimento del conflitto nell'area del Golfo, restano aperti i canali diplomatici su altri fronti caldi. Il Dipartimento di Stato americano ha annunciato che la prima giornata di colloqui bilaterali tra Israele e Libano, inaugurata martedì a Washington DC, si è conclusa registrando alcuni progressi. I negoziati proseguiranno immediatamente con un secondo round di discussioni.
Sul fronte interno americano, si registra un voto dal forte valore simbolico: Adam Hamawy, chirurgo di fama noto per aver prestato servizio come medico volontario nella Striscia di Gaza, ha vinto le primarie democratiche. Correrà per rappresentare il 12° distretto congressuale del New Jersey.
Perché l'esercito statunitense ha preso di mira l'isola di Qeshm?
Un tempo nota come area di libero scambio e paradiso naturalistico globale — celebre per il suo Geoparco protetto dall'UNESCO —, l'isola iraniana di Qeshm ha subito una radicale mutazione antropica e strategica, trasformandosi in una vera e propria fortezza militare d'avanguardia.
Con una superficie di circa 1.445 km², Qeshm è l'isola più grande del Golfo Persico e sorge in una posizione geografica cruciale: domina l'ingresso dello Stretto di Hormuz, il corridoio energetico più critico del pianeta. La scelta del Pentagono di colpire questo specifico territorio risiede in precisi fattori strategici:
- La "portaerei inaffondabile" e le reti sotterranee: L'isola funge da hub militare permanente per l'Iran. Sotto la superficie si snoda un labirinto di gallerie e grotte di sale che l'intelligence occidentale ritiene nascondano batterie missilistiche costiere classificate e imbarcazioni rapide d'attacco.
- Le 'Città missilistiche': Teheran ha pesantemente fortificato il sottosuolo dell'isola con installazioni concepite specificamente per la guerra navale, il cui obiettivo primario è il controllo o l'eventuale blocco totale del traffico marittimo nello Stretto.
- Il controllo dei flussi energetici globali: Utilizzando Qeshm come base operativa, l'Iran ha già dimostrato in passato di poter intercettare o limitare il transito delle petroliere internazionali. Per gli Stati Uniti, l'isola rappresenta il centro nevralgico della guerra energetica nell'area.
- L'asse della rappresaglia: Qeshm è ormai il bersaglio designato nei cicli di azione-reazione tra Washington e Teheran. Gli attacchi di "autodifesa" statunitensi mirano sistematicamente a degradare le infrastrutture di comunicazione e le postazioni delle Guardie Rivoluzionarie sull'isola, riducendo la capacità iraniana di proiettare forza e interrompere la libera navigazione.


