Arresto dell'ex presidente Arce scuote la Bolivia. L'ombra della persecuzione politica e il bersaglio Evo Morales
Accuse di peculato per 200 milioni di dollari da un fondo per le comunità native si scontrano con la denuncia di un "circo" giudiziario orchestrato dal nuovo esecutivo conservatore. La paura: che l'obiettivo finale sia Evo Morales
Arrestato a La Paz, capitale della Boliva, l'ex presidente Luis Arce da una forza speciale anticorruzione. La detenzione, carica di tensione e accuse incrociate, segna un episodio senza precedenti nel Paese andino e arriva a soli trenta giorni dall'insediamento del nuovo presidente conservatore, Rodrigo Paz, che ha interrotto due decenni di governo socialista del MAS.
L'arresto è legato a un'indagine su presunte malversazioni nel Fondo de Desarrollo para los Pueblos Indígenas Originarios y Comunidades Campesinas (Fondioc), un fondo statale dedicato allo sviluppo delle comunità indigene e contadine, storica base elettorale del Movimento al Socialismo (MAS). Arce, già ministro dell'Economia durante la presidenza di Evo Morales e presidente dal 2020 al 2025, è stato membro del consiglio di amministrazione del fondo dal 2006 al 2017.
Secondo le accuse dell'ufficio del procuratore generale, l'ex presidente sarebbe responsabile dei reati di "incumplimiento de deberes" (inosservanza dei doveri) e "conducta antieconómica" (condotta antieconomica). Un alto funzionario del governo Paz, Marco Antonio Oviedo, ha dichiarato che Arce è ritenuto il "principale responsabile" di un danno erariale stimato in 200 milioni di dollari, accusandolo di aver autorizzato trasferimenti irregolari di denaro pubblico verso conti personali, distraendo fondi destinati a progetti di sviluppo rurale.
???? #GrupoFides | #ANF Joel Lara, abogado del hijo de Marco Antonio Aramayo, principal denunciante del desfalco al Fondo Indígena, informó que ayer enviaron una carta al vicepresidente Edmand Lara para hacerle conocer que Luis Arce firmó los desembolsos de dinero. pic.twitter.com/rVtpSzfmkW
— Agencia de Noticias Fides (@noticiasfides) December 10, 2025
"È la decisione di questo governo combattere la corruzione, e arresteremo tutti i responsabili di questo massiccio peculato", ha affermato Oviedo, presentando l'operazione come l'adempimento di una promessa elettorale fondamentale. Il vicepresidente Edmand Lara ha rilasciato un video per congratularsi con la polizia, dichiarando: "Lo avevamo detto: Luis Arce sarà il primo a finire in prigione e stiamo mantenendo la parola".
Tuttavia, dalla parte di Arce si alza un coro di proteste che dipinge l'arresto come un atto di pura persecuzione politica. María Nela Prada, ex ministro della Presidenza, ha denunciato un "sequestro totalmente illegale", avvenuto senza un mandato nel quartiere di Sopocachi. Ha raccontato di "persone incappucciate" che avrebbero prelevato l'ex presidente, gettando la famiglia nell'incertezza sul suo destino iniziale. Prada ha sottolineato la violazione del diritto alla difesa e ha lamentato che a un ex presidente spetterebbe un "juicio de responsabilidades" (processo sulle responsabilità), una procedura speciale, e non un arresto in strada.
Le autorità giudiziarie hanno confermato che Arce, dopo essere stato trattenuto nella sede della Fuerza Especial de Lucha Contra el Crimen (Felcc), ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio. L'ex presidente resterà in custodia fino alla comparizione davanti a un giudice, che deciderà se confermare la custodia cautelare in carcere. I capi d'accusa contro di lui prevedono una pena massima di sei anni di detenzione.
L'episodio riaccende i profondi conflitti nella società boliviana, divisa tra chi vede nell'azione della giustizia un passo necessario per ripulire lo Stato e chi vi legge invece l'inizio di una vendetta politica, uno strumento per criminalizzare l'opposizione e l'ex establishment socialista.
L’arresto dell’ex presidente Luis Arce in Bolivia non è solo un terremoto giudiziario, ma rischia di aprire una nuova e pericolosa linea di conflitto politico. Mentre l’ex presidente è formalmente accusato di peculato e abuso d’ufficio per presunte irregolarità nel Fondo Indígena, dalle file del Movimento al Socialismo (MAS), in una fase di ristrutturazione dopole profonde divisioni che hanno consentito a Rodrigo Paz di ottenere la presidenza, arriva una pesantissima accusa: il vero obiettivo del governo conservatore di Rodrigo Paz sarebbe Evo Morales, il leader storico e padre della Bolivia socialista del ventennio scorso. Primo presidente indigeno del paese andino.
A lanciare l’allarme è Héctor Arce, ex deputato del MAS, che in un’intervista a UNITEL ha denunciato una manovra a più livelli. Secondo l’ex parlamentare, l’esecutivo di Paz cerca di “demonizzare e stigmatizzare” Evo Morales, sfruttando un’inchiesta che riguarda un periodo in cui era proprio Morales a essere presidente (2006-2019). “Rodrigo Paz sta organizzando e montando un circo”, ha affermato Arce con parole durissime. “Vuole mostrare la muscolatura di Rambo o Terminator, cosa che non ha. Quello che vuole causare è impressione, paura”.
La strategia del governo, sempre secondo l’analisi dell’esponente ‘evista’, sarebbe duplice: da un lato presentare il presidente Paz come un leader implacabile nella lotta alla corrupzione, dall’altro deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle crisi concrete che attanagliano il paese, come la penuria di diesel, l’inflazione sui beni alimentari e altri casi giudiziari spinosi. “Vuole mostrarsi come un presidente implacabile e che lotta contro la corruzione”, ha aggiunto Arce, sottolineando come l’arresto del suo omonimo ex presidente serva proprio a questo scopo.
Tuttavia, Héctor Arce precisa una distinzione cruciale per la difesa di Morales: se è vero che l’ex leader indigeno era al vertice dello Stato, la gestione operativa del Fondo Indigena spettava ai suoi ministri. “Evo Morales era presidente, ma coloro che eseguivano i programmi e i progetti erano i ministri. Pertanto, i diretti responsabili dell’esecuzione sono i ministri e devono essere investigati come si deve”, ha argomentato, implicitamente scagionando il suo leader e circoscrivendo le responsabilità all’allora ministro dell’Economia Luis Arce e ai suoi collaboratori.
L’ex deputato ha ribadito di sostenere le indagini quando esistono indizi concreti, ma ha bollato l’arresto di mercoledì come un atto spettacolare e intimidatorio, più che un serio passo della giustizia. Queste dichiarazioni confermano che l’arresto di Arce non chiude la partita, ma anzi la sposta su un livello superiore e ancor più polarizzante: il possibile coinvolgimento di Evo Morales.

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