Appalti pubblici: perché le "clausole sociali" sono una trappola per i lavoratori

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Appalti pubblici: perché le "clausole sociali" sono una trappola per i lavoratori

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Scrivere di appalti non è mai facile, le norme vanno conosciute, i bandi letti e analizzati in profondità, servono competenze non banali che spesso risultano non a buon mercato. E' poi acclarato che una gara possa essere sviscerata nei minimi particolari come passare invece sotto silenzio, tutto dipende dalla presenza di sindacati e sindacalisti conflittuali e del grado di coscienza della forza lavoro.
 
La esperienza conta relativamente, puoi anche denunciare i contenuti di un bando con settimane di anticipo e i lavoratori coinvolti  restare silenti (nel mondo delle cooperative spesso prima si è soci e poi lavoratori) salvo poi sindacalizzarsi, mesi dopo quando ormai è troppo tardi, con la sigla  di moda, anche se questa nel frattempo non ha mosso un dito, la sua visibilità mediatica paga e fa credere alla forza lavoro di avere trovato la soluzione migliore.
 
Abbiamo appena descritto una situazione diffusa, quanto avviene in un preciso contesto può essere generalizzato a innumerevoli altri appalti pubblici
 
Proviamo allora a ragionare su alcuni temi.
 
 L'offerta economica più vantaggiosa dovrebbe non superare il 10 per cento del punteggio valido ai fini della aggiudicazione della gara, in tanti casi arriva invece al 30 per cento. L'intervento eventuale di autorità o osservatori regionali e nazionali in materia di appalti acquisire efficacia reale, ad esempio il potere di sospendere la gara.
Dovrebbe poi esistere un meccanismo premiante per chi applichi contratti nazionali con paga oraria di almeno 10 euro.
il contratto siglato dalle organizzazioni sindacali rappresentative e maggiormente utilizzato nel settore si presenta talvolta come una trappola, ci sono contratti non pirata con paghe orarie del tutto inadeguate.
 
La committenza dovrebbe, a prescindere, operare uno sforzo prevedendo nel bando risorse per la contrattazione di secondo livello, al contrario torna utile trincerarsi dietro i Ccnl rappresentativi per calcolare al ribasso il costo della forza lavoro facendo uscire, alla fine importi del tutto insufficienti
Incontriamo bandi che parlano di punteggio aggiuntivo per l'offerta, nel cambio di appalto, che includa l'assorbimento del personale, trattasi  di situazioni nelle quali si applica il contratto nazionale del multiservizi o delle cooperative sociali nei quali esistono articoli specifici a salvaguardia del personale, istituti contrattuali che prevedono precisi e documentati passaggi tra appaltatore uscente e subentrante, dovrebbe essere compito della committenza vigilare per la correttezza delle procedure, sarebbe il minimo sindacale.
 
I cambi di appalto sono ambiti di conflitto tra la tutela dei livelli occupazionali del personale impiegato nell’appalto e la libertà dell’impresa subentrante di applicare il contratto desiderato organizzando secondo le proprie esigenze la gestione del personale e l'applicazione del Ccnl gradito. Inutile girarci attorno la norma legislativa è stata costruita ad arte per favorire la parte datoriale e la autonomia di impresa, le tutele della forza lavoro arrivano solo in grande e colpevole ritardo e con scarsa efficacia.
 
La regolamentazione del conflitto tra capitale e lavoro, o se preferiamo tra datore e forza lavoro, viene solitamente affidata alle “clausole sociali” rinvenibili nella contrattazione collettiva che poi risultano alquanto carenti sotto il profilo delle tutele individuali e collettive, ad esempio non escludono in partenza eventuali riduzioni orarie e contrattuali
 
Non mancano contenziosi legali nel corso dei quali perfino le clausole sociali sono state ridimensionate e  inapplicate ad esempio quando è stato impossibile dimostrare l’esistenza di un eventuale contratto di subappalto  La corretta trasmissione degli atti relativi al personale e ai livelli di inquadramento, ai contratti individuali applicati non è un elemento sufficiente a preservare la forza lavoro da sgradite sorprese come la clausola sociale non è sufficiente tutela alla salvaguardia del monte ore, dei livelli retributivi e contributivi
 
 
La continuità occupazionale non sia quindi una conquista ma solo il punto di partenza di una trattativa che dovrebbe coinvolgere tutte le organizzazioni sindacali, rappresentative e no, prevedere dei punteggi aggiuntivi per l'azienda che si presta a utilizzare dei contratti migliorativi, risorse aggiuntive per la contrattazione di secondo livello. 
 
Le norme vigenti sono troppo sbilanciate a favore della parte datoriale, abbiamo affrontato solo pochi argomenti in una materia complessa e intricata per dimostrare che le clausole sociali non sono sufficienti a garantire tutele efficaci e reali  Urge tuttavia chiarezza, attivarsi per conquistare dignità salariale e contrattuale in una fase nella quale i contratti nazionali sono siglati regolarmente al ribasso e nel mondo degli appalti e dei subappalti la semplice salvaguardia dei posti di lavoro appare la sola conquista possibile. Non si tratta di sognare in grande ma di prendere atto che le tutele reali si conquistano anche forzando la mando alla ignavia di un legislatore fin troppo arrendevole con la parte datoriale. Farlo, con efficacia e correttezza, è ormai una autentica necessità.

 

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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