di Vito Petrocelli e Fabrizio Verde
Esprimiamo piena solidarietà al poliziotto picchiato e ferito a Torino da una frangia di manifestanti violenti e altrettanta piena solidarietà al fotoreporter manganellato e preso a calci dalle forze dell’ordine finanche dopo che si era qualificato.
Auguriamo pronta guarigione a loro e a tutti i manifestanti pacifici che sono incappati nelle violenze ingiustificate.
Riguardo all’articolo scritto da Roberto Adduci, precisiamo che è stato pubblicato nella nostra sezione Op-ed, che ospita regolarmente punti di vista esterni e spesso forti, la cui pubblicazione non implica adesione della linea editoriale del giornale. Il dibattito sul diritto di manifestare, i suoi limiti e la salute della cosiddetta democrazia in Italia è per noi un tema centrale.
La nostra differenza, rispetto a chi nei media ci critica, sta proprio nel dare spazio a visioni “altre”, anche radicali e scomode, garantendo un confronto aperto. Crediamo che solo attraverso un dibattito franco e plurale si possano comprendere le fratture profonde generate nella società italiana dal modello neoliberista che governa tutto l’Occidente.
Notiamo infine che esponenti dell’informazione mainstream ci leggono spesso, con il solo fine però di trovare appigli pretestuosi per la loro avversione feroce al nostro modo di fare informazione libera.
Siamo liberi di svelare il mondo ai nostri lettori, liberi dai doppi standard tipici di quasi tutta l’informazione in Italia. Possiamo vantare una coerenza granitica rispetto a chi condanna con veemenza gli attacchi alle forze dell’ordine in Italia, ma in altri contesti internazionali esalta o giustifica come "resistenza" azioni violente ben peggiori contro le forze dell’ordine. Ci riferiamo per esempio alle tristemente note “guarimbas” in Venezuela, alle recenti azioni violente dei rivoltosi in Iran o ai tentativi di rivoluzioni colorate sponsorizzate dagli USA negli anni, da Kiev a Belgrado passando da Hong Kong.
I media mainstream e i loro mandanti non hanno più da tempo l’autorità morale per giudicare alcunché, tanto meno la nostra coerenza.
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