di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico
Quando il 28 Febbraio, è iniziata la Terza Guerra del Golfo che vede contrapposti gli USA di Trump e il suo cane da guerra israeliano da una parte e dall'altra l'Iran degli ayatollah è stato immediatamente chiaro che si era di fronte ad uno snodo fondamentale che avrebbe deciso i futuri assetti mondiali. Tale valutazione è legata fondamentalmente a due aspetti relativi a quest'area di mondo: da un lato il Medio Oriente è un area chiave per la produzione di petrolio e gas in un mondo sempre più affamato di energia e, dall'altro lato. è anche l'area fondamentale per innescare il cosiddetto meccanismo del petrodollaro, ovvero quel meccanismo monetario incentrato sulla quotazione e vendita del greggio in dollari statunitensi che è alla base del dominio della finanza americana sul mondo.
A distanza di sei mesi da questo evento possiamo trarre alcune conclusioni fondamentali pur tenendo conto che siamo lontani da una risoluzione del conflitto:
Una situazione, come si può intuire, di estrema complessità che sta portando gli strateghi americani a dover fare delle scelte molto difficili. Non pare azzardato sostenere la tesi che ormai a Washington abbiano preso atto che lo strumento militare nel breve periodo non è in grado di ottenere risultati definitivi contro l'Iran e sembra sempre più probabile il passaggio da una fase di conflitto militare ad una di guerra economica a tutto campo contro l'Iran. Questo è stato annunciato, proprio questa notte, da Trump sul suo social network dove ha promesso contro Teheran una violentissima campagna di strangolamento economico “full spectrum”: essa, dunque, coinvolgerà tutti i settori dell'economia. Addirittura, dal tweet del Tycoon nerworkese sembrerebbe che gli USA stiano preparando sanzioni secondarie contro quei paesi che continueranno ad avere rapporti economici con l'Iran (leggi Cina Popolare, Russia e India). Una scelta di estrema pericolosità che se effettivamente attuata potrebbe sconquassare l'economia mondiale. A tale proposito bisognerà comunque attendere, considerato il fatto che Trump ci ha abituato a annunci clamorosi ai quali poi non ha fatto seguire mosse concrete (per fortuna).
In qualsiasi caso, se fino a dieci anni fa una mossa del genere poteva essere risolutiva, ormai gli USA non hanno più la forza di imporre a paesi terzi (esclusi naturalmente i vassalli europei) un boicottaggio completo dell'Iran sul piano economico. Senza contare che l'Iran risponderà a qualsiasi azione del genere con la chiusura dello Stretto di Hormuz a tempo indeterminato. E a quel punto nei mercati finanziari e monetari il diluvio sarà quasi inevitabile.
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