“Strage del commercio”, è così che troppo spesso si liquida l’intera questione. Ma siccome ci troviamo davanti all’ennesima, drammatica ondata di chiusure a catena direi che è il tempo di spiegare una cosa.
TURISTI A CASA NOSTRA DI ANTONIO DI SIENA – IN USCITA IN TUTTE LE LIBRERIE IL 12 DICEMBRE 2025
Quando scompare il commercio di prossimità e, al posto di quello, proliferano bed&breakfast e locali food&beverage non ci troviamo semplicemente di fronte a una strage. Ciò che abbiamo davanti è la riconversione strutturale del contesto urbano, il cambio di funzione (economica e sociale) della città stessa.
La chiusura di un negozio storico, infatti, non rappresenta solo la perdita di un’attività commerciale a cui si può essere nostalgicamente e romanticamente legati. È qualcosa di molto più pratico e concreto: la morte di un presidio rionale e di una rete di relazioni stabili e quotidiane ad essa collegate.
Di un servizio molto più ampio della mera vendita al dettaglio, di un luogo che stava lì per gli abitanti e non per i turisti in transito temporaneo. I cui proprietari sanno tutto del quartiere, fanno credito, offrono un pezzo di focaccia ai bambini del quartiere, li guardano (e sorvegliano) da lontano e - all’occorrenza - te li riportano pure a casa.
Al contrario, in un quartiere pensato, progettato e strutturato esclusivamente per chi arriva, tutto questo semplicemente non esiste. Non può esistere. Perché non avrebbe ragione di esistere.
In un contesto simile, il turismo - enfaticamente presentato come la panacea alla desertificazione (urbana ed economica) - finisce molto banalmente per accelerare quello stesso processo che pensava di combattere. Hybris low cost, che trasforma i rioni un tempo abitati in scatole vuote da riempire a iosa in alta stagione; contenitori che funzionano da bancomat ma privi di qualunque utilità sociale. Non-luoghi in cui la vita di comunità è semplicemente impossibile, e il concetto stesso della parola cittadinanza si svuota fino a perdere completamente di senso. A meno che non si creda che un fruttivendolo e una lavanderia a gettone siano entrambe due attività economiche e basta. Invece le differenza c’è, ed è tutta politica.
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