Le provocazioni di Ben Gvir e il teatrino della politica

22 Maggio 2026 14:30 Vincenzo Brandi

Grande indignazione hanno provocato gli atteggiamenti tracotanti del ministro israeliano Ben Gvir che sbeffeggiava i membri degli equipaggi della Global Sumud Flottiglia, rapiti in acque internazionali, percossi, costretti in posizioni umilianti e insultati.

Ora il nostro governo e altri governi europei parlano di eventuali sanzioni “ad personam” contro il ministro colono estremista. L’episodio si presta a varie considerazioni.

Fermo restando che Ben Gvir merita tutte le sanzioni di questo mondo, e che l’indignazione nei suoi confronti è giusta, avremmo però preferito che l’indignazione ostentata da qualche nostro politico, e la richiesta di sanzioni, si fosse esercitata già contro tutta l’entità sionista israeliana nei due anni precedenti, quando quasi centomila persone venivano massacrate a Gaza.

Oggi i superstiti di questo genocidio, privati delle loro case, degli ospedali, delle scuole, di tutte le infrastrutture distrutte dalla furia israeliana, giacciono tra i topi e gli insetti sotto tende improvvisate, dove soffrono la fame, la sete, e sono sottoposti a continue malattie per la mancanza di cibo, acqua e medicinali che vengono in gran parte bloccati dall’esercito occupante.

Ma si sa che i nostri governi, i principali partiti, e gran parte dell’opinione pubblica italiana ed europea, si commuovono molto se vengono maltrattati ed umiliati dei nostri concittadini caucasici bianchi europei, che comunque hanno poi la possibilità di tornare a casa.

I Palestinesi sono arabi e non sono degni di uguale commozione. Per incriminare Israele per genocidio di fronte ad un tribunale internazionale dell’ONU c’è voluta l’azione del Sudafrica, che di razzismo e apartheid se ne intende.

La richiesta di sanzioni personali a Ben Gvir prefigura quello che i nostri governi europei intendono fare. Si tratta di colpire formalmente un personaggio impresentabile come capro espiatorio. Domani forse sarà fatta una manovra simile anche contro lo stesso Netanyahu (anche se la cosa appare molto più difficile). Lo stato di Israele non viene toccato, anzi si continua a sostenerlo militarmente ed economicamente, magari cercando di sostituire agli impresentabili Ben Gvir e Netanyahu personaggi più bravi a presentarsi come “democratici”, come Lapid o Bennet, che continuerebbero le stesse politiche di pulizia etnica ed annessione, ma in modo più furbo e meno eclatante-

Infatti Ben Gvir è solo la punta dell’iceberg. Il vero problema è il Sionismo israeliano e la sua politica colonialista che dura da almeno 77 anni, dal 1948. In quell’anno i tre quarti della popolazione palestinese fu cacciato con la forza ed il terrore dalle milizie ebraiche dai territori occupati, e 500 villaggi distrutti. Il piano di questa pulizia etnica (Piano “Dalet”) era stato impostato, non dalla destra israeliana, ma dal padre della patria Ben Gurion che si dichiarava “socialista”.

Compito dei movimenti per la liberazione della Palestina è quello di non fermarsi alla giusta indignazione per le vicende della flottiglia, ma di contribuire con le proprie azioni all’isolamento dell’entità sionista e la liberazione della Palestina, “dal fiume al mare”.

Roma, 22 maggio 2026, Vincenzo Brandi

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