Hormuz, Ucraina, Libano-Gaza: l'escalation è vicina? Intervista al generale Fabio Mini

28 Maggio 2026 10:00 Loretta Napoleoni

"Storia in diretta" - Loretta Napoleoni intervista il generale Fabio Mini

27 maggio 2026

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Chi comanda realmente nella guerra in Medio Oriente? Secondo il generale Fabio Mini, ex comandante delle forze NATO in Kosovo e analista militare di fama internazionale, «fino adesso ha comandato e continua a comandare Israele». In un'intervista a l'AntiDiplomatico condotta da Loretta Napoleoni, il generale ha delineato un quadro di crescente caos strategico, dove le dichiarazioni del presidente Trump vengono sistematicamente smentite dai fatti sul terreno.

Il nodo critico è la catena di comando americana. Mini spiega che il comandante del CENTCOM – e non il presidente – esegue i piani operativi già approvati, con cadenze e scadenze proprie. «Se nessuno dà l'ordine chiaro di interrompere, i piani vanno avanti per inerzia. E l'autodifesa è un pretesto che regge poco». Il risultato è che l'Iran, pur negoziando, subisce attacchi mirati. «Le due cose non sono congruenti – afferma Mini –. Trump ha perso credibilità, anche in Europa».

L'ombra più inquietante è Israele. «Israele vuole tutto e subito, non aspetta un mese». Secondo Mini, i falchi del Pentagono e l'80% dei repubblicani spingono per «azzerare l'Iran». Ma se Teheran decidesse di reagire colpendo i paesi arabi che ospitano basi Usa, «sarebbe catastrofico per il mondo intero». E gli stessi paesi arabi, avverte Mini, «iniziano a dire: non riconosciamo Israele, torniamo al '48».

Sull'Ucraina, il generale Mini parla di «guerra al risparmio» voluta da Putin, trasformatasi in «guerra di logoramento senza limiti di tempo, mezzi e denaro». La Russia, dice Mini, «non ha difficoltà economiche né di reclutamento: il popolo ha interiorizzato il sacrificio come ai tempi della Seconda guerra mondiale». L'Europa, al contrario, «è all'implosione economica e finanziaria».

Quanto a Israele, Mini non usa mezzi termini: «Non fa una guerra, fa un massacro. Una distruzione metodica e sistematica». E denuncia l'assenza di obiezione etica nei militari israeliani, paragonandola all'«etica dell'ordine» che portò i nazisti a Norimberga. «I criminali di guerra sono stati solo i vinti. I vincitori non li ha processati nessuno». Il generale conclude con un appello implicito alla razionalità: la guerra in Ucraina «potrebbe finire se non ci fosse accanimento contro un modello». Ma oggi, «di razionalità c'è zero».

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