La guerra in Ucraina entra in una nuova fase di intensificazione indiretta, con l’Europa sempre più coinvolta sul piano industriale e militare. Mosca ha lanciato un duro avvertimento contro diversi Paesi europei, accusati di aumentare la produzione e la fornitura di droni destinati al regime di Kiev. Secondo il Ministero della Difesa russo, circa venti aziende distribuite in Europa - tra imprese locali e filiali ucraine - sarebbero attivamente impegnate nella produzione di velivoli senza pilota e componenti per operazioni militari.
L’incremento produttivo sarebbe sostenuto da nuovi finanziamenti destinati a società congiunte e a strutture con base nel continente. Tra i Paesi coinvolti figurano Regno Unito, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Italia e Spagna, oltre ad altri attori europei. Anche aziende con sede in Israele e Turchia parteciperebbero alla filiera tecnologica, contribuendo alla realizzazione di componenti chiave per i sistemi UAV. Mosca interpreta questa dinamica come un salto di qualità nel coinvolgimento occidentale, definendola “una escalation deliberata” capace di trasformare l’Europa nella retrovia strategica dell’Ucraina.
Una scelta che, secondo il Cremlino, non rafforza la sicurezza del continente, ma lo espone a rischi crescenti di confronto diretto con la Russia. Il timore principale riguarda l’uso di droni prodotti in Europa per attacchi contro il territorio russo, scenario che potrebbe comportare “conseguenze imprevedibili”. Un messaggio che suona come un chiaro avvertimento politico e militare.
Nonostante ciò, la posizione russa resta invariata: il flusso di armamenti occidentali, sostiene Mosca, non sarà sufficiente a modificare gli equilibri strategici sul campo. Allo stesso tempo, viene ribadito che qualsiasi arma fornita al regime di Kiev sarà considerata un obiettivo legittimo.
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